Ti Stimo Fratello

In Ti Stimo Fratello Giovanni è un ingegnere elettronico che vive una vita di ripiego. Scappato da Genova per fare carriera a Milano si è accontentato di lavorare come pubblicitario grazie alla sua relazione con la figlia del capo dell’azienda. Suo fratello gemello Jonny invece è un discotecaro doc, che ha in testa solo la musica house e che, quando piomba a Milano per fare l’esame orale ed entrare nella Guardia di Finanza, manda a rotoli la vita apparentemente perfetta del fratello.

 
 

E’ questa la premessa semplice di Ti Stimo Fratello, esordio al cinema di Giovanni Vernia, il comico conosciuto a Zelig con il personaggio di Jonny Groove. I comici televisivi che si traferiscono al cinema sono sempre più frequenti e sempre più disarmante è il successo che riscuotono, esempio per tutti è quello di Checco Zalone che ha già all’attivo due lungometraggi e degli incassi da capogiro.

Così la Colorado ha pensato bene di investire su un altro di questi fenomeni, e Vernia si è fatto trovare pronto mettendosi in gioco con un doppio personaggio, oltre che in veste di sceneggiatore e regista, in collaborazione con Paolo Uzzi. La storia è autobiografica, con tanto di dedica finale alla mamma e la confezione del film fa venire in mente un preciso sostantivo: fretta. Ti Stimo Fratello è stato pensato e girato in tempi record e purtroppo quest’ansia di arrivare al cinema traspare dall’approssimazione delle riprese da “buona la prima” e dalla scarsissima conoscenza da parte di Vernia del mezzo cinematografico.

Il prodotto è assimilabile ad una commedia scadente e, tanto per rendere l’idea, i cinepanettoni risultano al confronto veri e proprio film d’autore, considerando che anche se ripropongono sempre la stessa struttura, la stessa volgarità e le stesse facce, a livello produttivo sono collaudati e funzionano. Probabilmente se Ti Stimo Fratello avesse avuto una produzione più ponderata e una regia più curata avrebbe sortito un effetto diverso.

Il personaggio di Jonny Groove rivela tutti i limiti che appartengono alla categoria dei cabarettisti; la loro naturale brevità, adatta ai 5, massimo 10 minuti di sketch sul palco di Zelig, non può reggere in un lungometraggio (93 minuti raramente sono sembrati così lunghi) poiché in genere o ci si limita a reiterare le battute, come è capitato al pur eccellente Cetto La Qualunque di Albanese, oppure si dilata il numero da cabaret, con un risultato scontato: la noia.

Scontato dirlo, i personaggi migliori sono i comprimari, su tutti la zia di Giovanni e Jonny Carmela Vincenti e il veterano Maurizio Micheli, che interreta il padre dei gemelli. Piccoli ruoli anche per Diego Abatantuono e Paolo Sassanelli.

Ti Stimo Fratello si rivela purtroppo un esperimento fallito a livello cinematografico che potrebbe anche riservare sorprese se tutti i fan di Groove andassero a vederlo, ma che fa sentire il cinema italiano sempre più lontano dalla soglia dell’accettabile.