Un figlio all’improvviso, recensione del film

Un figlio all’improvviso

A distanza di diversi mesi dall’uscita del film in terra francese, arriva il 20 settembre, in Italia, Un figlio all’improvviso, basato sull’omonima pièce teatrale di Sebastien Thiery, co-protagonista e co-regista del film. La storia potrebbe essere apparentemente banale: lo scambio di identità. Momo è un ragazzo sordo che, dopo qualche ricerca, è riuscito a risalire alle identità dei suoi presunti genitori biologici che in passato lo abbandonarono all’orfanotrofio a causa della sua disfunzione uditiva.

Tutto parte da una scatola di cereali e da una quotidiana spesa al supermercato di fiducia. Il ragazzo si presenta a una coppia, dando per scontato che lo riconoscano e lo accolgano a braccia aperte: è convinto che i due coniugi (interpretati dal suo Christian ClavierCatherine Frot) che si trova davanti siano davvero i suoi genitori. Al momento del non riconoscimento scatta la rabbia. Del tutto giustificabile: lo avevano abbandonato e, ora che ritorna, non lo riconoscono nemmeno. I coniugi Prioux non hanno mai avuto figli e l’idea di averne uno loro, capitato all’improvviso… crea di certo discussioni di ogni tipo.

Girato in luoghi chiusi e ristretti, di base e di origine esplicitamente teatrale, dove i protagonisti della vicenda (alla quale si aggiunge un’improvvisa futura nuora) sono costretti a confrontarsi tra loro, il film di Thiery, più che indagare il passato del figlio, indaga il futuro della coppia. Una coppia benestante che ha sempre vissuto tenendosi per mano, non facendosi particolari problemi riguardo al fatto di non avere avuto figli; non sono mai arrivati, il destino ha deciso così. E quello stesso destino ha deciso di “dargliene” uno. Un figlio all’improvviso esprime, con numerosi primi piani e un’attenzione ai dettagli, quello che i personaggi cercano in tutti i modi di dire.

Coadiuvato da Vincent Lobelle, Thiery mette in scena un film buffo, straniante, ma pieno di umanità. Il personaggio di Momo nasce da un quesito interessante: i figli sono considerati figli ina base allo stato di famiglia, a un cognome, o sono tali per l’amore che si da loro indipendentemente dall’albero genealogico?

Buffo e anche un po’ piacione (vi è quasi uno sforzo nel mantenere costante la nota di ironia e surrealismo), Un figlio all’improvviso è una vera e propria avventura all’insegna della comprensione, della tolleranza e dell’amore. Certo, si ride spesso e volentieri degli equivoci e dei fraintendimenti e potrebbe risultare apparentemente una commediola leggera: ma il retrogusto amaro che si palesa di li a poco è impossibile ignorarlo, così come diventa impossibile affezionarsi a Momo.