Danny Caputo, giovane jazzista italiano, arriva all’appuntamento più grande della sua carriera, l’esibizione in mondovisione al Bluestone per l’appuntamento del The Jazz Solo Award. Nell’attesa che precede la performance, Danny nel backstage viene avvicinato da persone che chiedono di lui e dai ricordi che portano con sé, questi metteranno in luce la sua ossessione, il jazz e le donne, in cui cerca costantemente la perfezione.

La storia seppur ricca di premesse viene sottratta in attenzione e spessore in alcuni elementi che tolgono il disincanto allo spettatore, senza trascinarlo in questo flusso aleatorio. La messa in scena minimalista, segnata dall’ottima fotografia di Valentina Caniglia, rende il backstage uno spazio fin troppo surreale privo di punti di riferimento che fanno apparire la struttura un po’ macchinosa. Così come le belle composizioni al pianoforte di Claudio Passilongo che riempiono la scena fino a diventare evidentissimi in diversi segmenti sottraendo così la bellezza della parola recitata e dei suoi tempi di battuta che un bravo Antonio de Matteo si prende per poter dare vita alle riflessioni del suo personaggio. Giovanissimo ed esordiente il resto del cast su cui primeggia Adriana Cardinale per le canzoni che ci accompagnano per una buona parte del film.
Assolo dimostra un’ottima idea di sceneggiatura che purtroppo nella messa in scena non è riuscita a trovare il suo giusto spazio, a volte messa da parte da alcuni elementi di disturbo, ma che comunque pone uno sguardo nuovo e insolito per il panorama del cinema italiano.
