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Nei cinema della Gran Bretagna esce domani. E’ la storia di loro due. Un dio della musica e il suo amico che voleva essere lui.

 

«Non è stato tutto da buttare. Bono è un amico migliore di me e mi ha fatto conoscere un sacco di gente importante. Mi ha portato in Vaticano e mi ha presentato Bob Dylan». Giorno memorabile quello. Neil è dietro il palco con gli U2. Dylan arriva e dice a Bono: «Vieni su a cantare una mia canzone». Bono sbianca. «Non conosceva le parole di nessun pezzo. Gli dissi: fate Blowing in the Wind. Mentre centomila persone intonavano il ritornello lui apriva la bocca facendo finta». Finalmente Neil si sente bene. «In fondo non è vero che avrei voluto ucciderlo. O forse solo un po’».

Alla Mount Temple Comprehensive School di Dublino c’erano due ragazzi che avevano lo stesso sogno. Amici per la pelle. Uno si chiamava Neil McCormick, l’altro Paul Hewson. Suonavano la chitarra, «pankeggiavamo», e cantavano nello stesso coro. «Il suo contributo alla riuscita vocale collettiva non lo ricordo, ma l’impatto che aveva sulle ragazze resta indimenticabile. Cantava i Beach Boys e le ipnotizzava. Come se avesse un fluido», dice McCormick. Negli anni del liceo decisero di mettere su un gruppo. Ognuno il proprio. McCormick il suo lo chiamò «Frankie Corpse» e ci portò a suonare anche suo fratello. Paul Hewson scelse un nome diverso: U2. E già che c’era cambiò anche il suo, di nome: Bono Vox. Per suonare la chitarra scelse Dave «The Edge» Evans.

Era il 1976. Nei pub irlandesi fu subito un successo. Poi l’onda della sua fama travolse il mondo, 156 milioni di dischi venduti. Neil McCormick giura che se ripensa a quegli anni sa con certezza che cosa voleva: «Quello che ha avuto Bono. La folla, il denaro, la fama, il peso politico. E’ come se avesse vissuto la mia vita. Io ho sfiorato tutto senza prendere niente. Non è stato facile». Agli inizi degli anni Ottanta una prestigiosa casa discografica gli offrì un contratto importante. All’ultimo istante non se ne fece nulla. Finì in un ufficio, impiegato come critico musicale. «Bono mi telefonava. Lo fa ancora. Mi diceva: sono qui con il presidente americano. O cose del genere. Un giorno gli spiegai che quelle confidenze mi facevano male, che anche le donne con cui andavo avevano il suo poster in camera. Ogni cosa sottolineava il mio fallimento. Lui mi rispose: Neil, hai ragione. Non è facile avere a che fare con me. Forse dovresti uccidermi». Attaccò. McCormick su quella frase ha deciso di farci un film e di intitolarlo esattamente così: Killing Bono.

Fonte: La Stampa