Una prima proiezione privata di Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino, sta iniziando a delineare un’opera fortemente legata al presente tecnologico. Il film, ancora in fase di montaggio con una versione da circa 2 ore e 30 minuti, affronta l’esplosione dell’intelligenza artificiale e le dinamiche interne alla nascita di OpenAI, con un approccio che lo rende uno dei progetti più “zeitgeist” della carriera del regista.
Secondo le prime reazioni circolate dopo la proiezione, il film avrebbe un’accoglienza mista ma tendenzialmente positiva, con elogi rivolti soprattutto alle interpretazioni e alla colonna sonora. Le fonti parlano di un’opera che richiama esplicitamente The Social Network, ma traslata nell’era dell’AI: un racconto di ego, visioni contrapposte e ambiguità etiche nel costruire tecnologie potenzialmente rivoluzionarie. Il budget stimato si aggira intorno ai 40 milioni di dollari, a conferma di un progetto ambizioso sia sul piano produttivo che tematico.
La lettura critica che emerge è chiara: Artificial non sembra interessato tanto all’intelligenza artificiale in sé, quanto alle persone che la creano. Guadagnino sposta il focus dalla tecnologia agli individui, trasformando la nascita di OpenAI in un dramma umano fatto di leadership, idealismo e progressiva distorsione dei valori. È un approccio che lo avvicina più a un film di caratteri che a un techno-thriller puro, ma che allo stesso tempo rischia di polarizzare il pubblico per il suo taglio satirico e non sempre divulgativo.
Artificial e la nuova mitologia del tech: da Ilya Sutskever a Sam Altman fino a Elon Musk
Il cuore narrativo del film ruota attorno a Ilya Sutskever, interpretato da Yura Borisov, descritto come la mente idealista del progetto: un ingegnere convinto della possibilità di costruire un’intelligenza artificiale “per il bene superiore”, in una dinamica che ricorda figure ingenue e visionarie del cinema di finanza e tecnologia. Progressivamente, però, il centro del racconto si sposta verso Sam Altman, interpretato da Andrew Garfield, in una transizione narrativa che richiama esplicitamente la struttura di The Social Network, dove il punto di vista si spostava tra ideologia e potere.
Proprio Garfield sembra rappresentare uno dei punti più divisivi del film: la sua interpretazione parte da un registro realistico per poi evolvere verso toni più estremizzati, quasi caricaturali, man mano che il personaggio assume un ruolo sempre più centrale nelle dinamiche interne di OpenAI. Accanto a lui, Jason Schwartzman e Cooper Hoffman emergono come elementi di equilibrio narrativo, con Hoffman nel ruolo di sviluppatore chiave nella seconda parte e Schwartzman come voce critica del sistema tecnologico, autore di un monologo sulle conseguenze potenzialmente incontrollabili dell’intelligenza artificiale.
Tra le apparizioni più discusse c’è quella di Elon Musk, interpretato da Ike Barinholtz, qui rappresentato in modo volutamente eccentrico e quasi satirico. Nel film è un primo investitore di OpenAI, ma viene descritto come più interessato ai propri progetti tecnologici personali che al futuro dell’azienda, fino al suo progressivo allontanamento dopo un tentativo fallito di fusione con Tesla. Una scelta che suggerisce un approccio narrativo meno biografico e più simbolico, dove le figure reali diventano archetipi del capitalismo tecnologico.
Dal punto di vista stilistico, Artificial si distingue anche per il suo tono ibrido. La sceneggiatura, affidata a un autore proveniente dalla commedia e dalla scrittura televisiva, introduce una componente satirica evidente, con dialoghi molto densi e un approccio interno al mondo Silicon Valley che non sempre mira alla chiarezza divulgativa, ma piuttosto alla rappresentazione delle dinamiche di potere.
Infine, uno degli elementi più apprezzati è la colonna sonora firmata da Damon Albarn, che sostituisce il duo Trent Reznor–Atticus Ross e costruisce un sound più elettronico e pulsante, perfettamente coerente con l’estetica del techno-thriller contemporaneo. Un dettaglio che rafforza l’idea di un film sospeso tra critica e fascinazione per il mondo che racconta.
