Béla Tarr, morto uno dei grandi maestri del cinema europeo

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Con profonda tristezza il mondo del cinema annuncia la scomparsa di Béla Tarr, uno dei più grandi maestri del cinema d’autore europeo, morto all’età di 70 anni. La notizia, confermata dalla famiglia attraverso l’agenzia di stampa nazionale ungherese MTI e da numerose istituzioni culturali, segna la fine di una voce artistica radicale, autorevole e profondamente originale.

Nato a Pécs, in Ungheria, Tarr iniziò la sua carriera giovanissimo, interessandosi al linguaggio cinematografico come mezzo espressivo per esplorare le condizioni umane e sociali. Dopo l’esordio con Family Nest nel 1979, il suo stile si evolse rapidamente verso forme più radicali e visionarie: lunghe inquadrature, ritmo contemplativo, bianco e nero e una visione esistenziale del tempo e dello spazio divennero i tratti distintivi della sua poetica.

La consacrazione internazionale arrivò negli anni Novanta con Sátántangó (1994), un’epopea cinematografica di oltre sette ore tratta dal romanzo di László Krasznahorkai, con il quale Tarr mantenne una collaborazione creativa duratura e profonda. Opere come Werckmeister Harmonies (2000) e The Turin Horse (2011) non solo confermarono la sua statura artistica, ma incarnarono un linguaggio cinematografico inconfondibile che ha ispirato registi di tutto il mondo.

Premiato più volte nei maggiori festival internazionali e riconosciuto con onorificenze quali il Premio onorario dell’European Film Academy nel 2023, Tarr non fu mai un narratore convenzionale; piuttosto, utilizzò il cinema come strumento di riflessione filosofica sull’essere e sul divenire.

Dopo il suo ultimo film nel 2011, Tarr dedicò energie alla formazione di giovani cineasti, contribuendo a plasmare il futuro del cinema contemporaneo. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella cultura cinematografica globale. I suoi film resteranno un’eredità duratura di intensità visiva e pensiero critico.