Uno dei western più iconici della storia del cinema, Il Grinta con John Wayne, sta per tornare in una forma completamente nuova — e inaspettata. Il prossimo Supergirl, infatti, riprenderà direttamente la struttura narrativa del film, trasformando una storia di frontiera in un racconto supereroistico ambientato nello spazio.
Il collegamento non è casuale: il film DC si basa sul fumetto Woman of Tomorrow di Tom King, che è a sua volta una reinterpretazione dichiarata di True Grit. Anche qui troviamo una giovane ragazza in cerca di vendetta, affiancata da una figura disillusa e imperfetta — un ruolo che nel film sarà incarnato da Supergirl, ribaltando completamente il modello originale.
Ma la vera notizia è un’altra: Hollywood non sta più solo adattando storie, sta trasformando i generi. E questo progetto è uno degli esempi più chiari degli ultimi anni.
Perché il western è morto (e vive oggi nei cinecomic come Supergirl)
Il passaggio da Il Grinta a Supergirl non è un caso isolato, ma il segnale di un’evoluzione precisa. Il western, per decenni, è stato il genere dominante del cinema americano: raccontava eroi solitari, territori ostili, giustizia e vendetta. Oggi, quel ruolo è stato completamente assorbito dai cinecomic.
Personaggi come Supergirl incarnano gli stessi archetipi: outsider, moralmente complessi, chiamati a confrontarsi con un mondo violento e senza regole. Cambia l’ambientazione — dal deserto allo spazio — ma non la struttura narrativa.
E infatti Supergirl non è un remake: è una trasposizione mitologica. Il viaggio di Mattie Ross diventa quello di Ruthye, il pistolero alcolizzato diventa una supereroina disillusa, il West diventa l’universo.
Un’operazione rischiosa ma potenzialmente geniale per il futuro del DCU
Questa scelta, però, è anche rischiosa. Trasformare un classico come Il Grinta in un cinecomic può sembrare sacrilego, soprattutto per chi vede nel western un genere intoccabile. Ma è anche l’unico modo per rendere quella storia rilevante oggi.
Il punto è semplice: se True Grit fosse stato scritto nel 2020, probabilmente sarebbe nato già come una storia di supereroi.
Se il film riuscirà a mantenere il peso tematico del materiale originale — vendetta, crescita, perdita — allora Supergirl potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice cinecomic: un ponte tra il mito classico americano e il cinema contemporaneo.
Se invece si limiterà alla superficie, rischia di essere percepito come l’ennesima operazione derivativa.
Ma una cosa è certa: questa non è solo una nuova uscita DC. È un test su cosa può diventare il cinema di genere nei prossimi anni.

