Tra le serie di fantascienza degli ultimi anni, L’Eternauta è una di quelle che ha lasciato il segno senza fare il rumore che forse meritava. L’adattamento Netflix del celebre fumetto argentino di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López, accolto con un 96% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, tornerà con una seconda e ultima stagione, e ci sono buoni motivi per pensare che possa diventare uno dei più grandi eventi sci-fi della piattaforma.
Dopo un debutto che ha conquistato critica e pubblico, L’Eternauta ha costruito un mondo post-apocalittico ricco di misteri, evitando di limitarsi ai classici cliché del genere. Mentre molti spettatori lo hanno inevitabilmente accostato a Silo, la serie con Ricardo Darín ha dimostrato fin dai primi episodi di voler percorrere una strada diversa, molto più ambiziosa sul piano narrativo e concettuale. Con una seconda stagione già confermata, il confronto con il successo di Apple TV+ appare oggi più attuale che mai.
L’Eternauta parte da un’apocalisse, ma si trasforma in una storia molto più grande di un semplice racconto di sopravvivenza
Le prime puntate della serie sembrano muoversi su territori familiari. Una misteriosa nevicata tossica stermina gran parte della popolazione, costringendo i sopravvissuti a barricarsi nelle proprie abitazioni, in una situazione che richiama inevitabilmente l’isolamento raccontato in Silo. Anche qui il protagonista è spinto dalla necessità di capire cosa sia realmente accaduto e chi stia manipolando la verità.
Con il passare degli episodi, però, L’Eternauta cambia completamente prospettiva. L’apocalisse non è il vero centro della storia, ma soltanto il punto di partenza di un racconto che introduce un’invasione aliena molto più complessa del previsto. Dietro il conflitto emergono riflessioni sul controllo delle masse, sull’autoritarismo e sull’uso della paura come strumento di dominio, trasformando la fantascienza in una potente metafora politica.
Il finale della prima stagione apre inoltre scenari ancora più ambiziosi, suggerendo l’esistenza di fenomeni legati al viaggio tra dimensioni e alla manipolazione dello spazio-tempo, elementi destinati a diventare centrali nei prossimi episodi.
La seconda stagione potrebbe offrire una fantascienza ancora più ambiziosa di quella raccontata da Silo
Se Silo ha progressivamente orientato il proprio racconto verso il thriller politico e la lotta per il controllo del Silo 18, L’Eternauta sembra voler espandere continuamente il proprio universo narrativo. La serie non si limita infatti a raccontare una società oppressa, ma costruisce un conflitto che coinvolge civiltà extraterrestri, realtà parallele e una visione del tempo molto più articolata.
Questa differenza potrebbe rappresentare il suo principale punto di forza. Dove Silo procede spesso con un ritmo più riflessivo e lineare, la produzione Netflix sembra intenzionata ad accelerare continuamente la propria narrazione, evitando deviazioni superflue. Il fatto che la storia si concluderà proprio con la seconda stagione lascia inoltre immaginare un racconto molto compatto, privo di episodi riempitivi e orientato a portare rapidamente a compimento tutti i misteri introdotti nella prima parte.
Se riuscirà a mantenere le promesse del finale della prima stagione, L’Eternauta potrebbe imporsi non soltanto come una delle migliori serie sci-fi di Netflix, ma anche come uno dei più importanti racconti distopici degli ultimi anni, accanto a titoli come Silo, The Last of Us e Fallout.

