La notte dei resuscitati ciechi: recensione del film di Amando De Ossorio

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La notte dei resuscitati ciechi è il film del 1989 di Amando De Ossorio con protagonisti Víctor Petit, María Kosty, Sandra Mozarowsky, José Antonio Calvo, Julia Saly, Javier de Rivera.

Trama: Un dottore, tale Henry Stein, si trasferisce con la moglie Joan in un piccolissimo villaggio costiero spagnolo vicino alla costa. Qui cominciano a sentire- e a vedere- strani fatti e fenomeni vari: la notte odono degli strani inni lugubri, campane che suonano e i versi dei gabbiani che riempiono l’aria.

Quando una ragazzina fa irruzione in casa loro in stato confusionale, il mistero si infittisce e la coppia viene a sapere che ogni sette anni, per sette notti consecutive, una vergine viene sacrificata ai misteriosi “cavalieri del mare”, che non sono altro che misteriosi cavalieri templari, tornati direttamente dall’aldilà, per soddisfare la loro fame atavica e un misterioso idolo a forma di pesce…

La notte dei resuscitati ciechi wAnalisi: Negli anni ’70 la Spagna subisce ancora l’influsso della dittatura di Francisco Franco, e forse proprio per reagire alle opprimenti politiche culturali vigenti numerosi registi cercano di compensare sperimentando in un genere molto in voga in quel periodo: l’horror, balzato agli onori della cronaca già a partire dai primi anni ’60 grazie alle opere immortali di registi italiani come Mario Bava o i suoi epigoni più famosi, che si consacreranno soprattutto nel decennio dei favolosi “seventies”: Fulci, Argento, Deodato (giusto per citarne alcuni).

Proprio nel 1971 lo spagnolo Amando De Ossorio realizza il primo capitolo di una prolifica saga a base di zombie, templari tornati per devastare la pace dei vivi, ignari protagonisti, vergini sacrificate, paesani bigotti e… granchi saprofagi: stiamo parlando della nota pellicola Le Tombe dei Resuscitati Ciechi, seguito poi nel 1973 da La Cavalcata dei Resuscitati Ciechi, La Nave Maledetta (1974) e infine l’ultimo capitolo della saga, appunto La Notte dei Resuscitati Ciechi girato nel 1975 e dove i protagonisti della vicenda, i soliti templari zombie che tornano nel regno dei vivi assettati di carne fresca, sembrano essere una chiara allegoria della vetusta e bigotta cultura dominante franchista.

La trama è decisamente esile, e ripropone la struttura e le “situazioni” già presenti negli altri tre capitoli, con echi- nemmeno troppo lontani- alla celebre Notte dei Morti Viventi girata da George A. Romero pochi anni prima, che aveva contribuito a riscrivere l’immaginario collettivo per quanto riguardava l’argomento zombie e la loro percezione nella cultura dominante.

La notte dei resuscitati ciechi film

Se la trama può presentare qualche spunto vagamente interessante- anche se non brilla sicuramente per l’originalità- i pochi elementi di pregio si perdono in alcune inesattezze tecniche che conferiscono al film un aspetto trasandato, o comunque confezionano un B-Movie a tutti gli effetti: la fotografia troppa buia per ricreare “l’effetto notte”, il cui risultato è praticamente la totale assenza di luce dalle inquadrature; gli zombie palesemente finti, incarnati da fantocci grotteschi ben lontani dalle icone romeriane; la recitazione impostata- e lo scarso appeal- degli attori protagonisti.

L’elenco potrebbe continuare, ma sarebbe inutile sottolineare come, se questo film si fosse preso decisamente meno sul serio, e Ossorio avesse scelto di virare verso lo splatter più puro e divertente, con molta probabilità il prodotto finale sarebbe stato totalmente diverso e forse avrebbe ricavato, in qualche modo, la sua piccola nicchia nel mondo dell’horror gore anni ’70.