L’Anatra all’Arancia è un film del 1975 diretto da Luciano Salce con protagonisti nel cast Ugo Tognazzi, Monica Vitti, John Richardson e Barbara Bouchet.

L’Anatra all’Arancia recensioneLa trama di L’Anatra all’Arancia – Gli anni ’70, in Italia, a livello cinematografico non sono stati solo gli anni di piombo e della violenza celebrati nel poliziottesco; quelli della goliardia beffarda dei famosi fagioli western o, infine, quelli degli horror più gore e cruenti.

Durante questa decade sono state realizzate numerose commedie all’italiana, dove con questo termine si vuole indicare il carattere tipicamente “italico” della costruzione comica sottesa alla trama e alle presenze di alcuni attori feticcio che, già a partire dagli anni ’60, avevano colonizzato il mondo della commedia regalando al pubblico risate e interpretazioni memorabili

Luciano Salce: grande uomo di spettacolo, showman raffinato dalle mille vite, avventuriero; sicuramente un uomo che aveva vissuto tante situazioni ai limiti del reale e che aveva tante storie, in serbo, da raccontare, sempre utilizzando il suo stile visivo giocoso ed eccessivo, tendente al surreale (come poter dimenticare i primi due capitoli della saga infinita di Fantozzi, vere perle della comicità nostrana?) nel 1975 decide di girare un film, una commedia ovviamente, ispirata all’omonima opera teatrale di William Douglas-Home e Marc-Gilbert Sauvajon: L’Anatra all’Arancia.

Questa pellicola gli permette – grazie anche all’appoggio del promettente testo- di mettere in scena con la sua solita ironia sarcastica e pungente, col suo brillante witz surreale, la storia di una coppia alto borghese, quella formata da Livio e Lisa Stefani (interpretati da due mostri sacri della commedia come Ugo Tognazzi e Monica Vitti, che per questo film vinse un David di Donatello come miglior attrice protagonista nel 1976) che all’improvviso “scoppia”: lei ha incontrato un altro uomo, l’affascinante avventuriero francese Jean- Claude (John Richardson) del quale si è innamorata e progettano di scappare insieme in Spagna per sposarsi e ricominciare una vita; Livio, senza scomporsi o fare inutili scandali o discussioni, decide di invitare a casa loro, per tutto il weekend, l’amante della moglie e la sua segretaria, la bella, svampita e disinibita Patty (Barbara Bouchet), più a suo agio completamente nuda nella piscina di casa Stefani che dietro una scrivania…

L’Anatra all’Arancia recensioneL’Anatra all’Arancia ha una forte eredità teatrale, ben visibile a partire dall’impianto stesso della commedia: girata quasi tutta in un unico interno (casa Stefani, gazebo incluso) a parte l’ultima scena che gode della bellezza del mare incontaminato di Follonica (GR), specialmente di Punta Ala, nel corso dei suoi 105 minuti cerca di districare, con i toni allegri e brillanti tipici della pochade ottocentesca o delle brillanti screwball comedy americane degli anni ’50-’60, la dinamica di una coppia in crisi, una coppia che si è tanto amata ma che adesso sta vivendo la sua crisi, pur sapendo che in realtà si tratta solo di qualche nube passeggera sul loro rapporto. Gli amanti sono solo dei pretesti, dei diversivi per ravvivare un rapporto forse ormai stanco che ha perso quella linfa vitale che, in fondo, continua a tenerli insieme.

Veri mattatori assoluti sulla scena sono Tognazzi e la Vitti: le mille schermaglie tra marito e moglie, le gelosie, le ripicche e gli scherzi infantili che si riservano accrescono il fascino senza tempo di questi due divi nostrani, perfetti nei panni della coppia borghese ricca ed annoiata. Un elemento in più è la presenza della Bouchet nei panni della svampita segretaria che, pur facendo sempre…la Bouchet- e finendo quindi per mostrare le sue grazie!- ci mette una carica di ironia surreale e di disarmante innocenza che rendono il prodotto finale una… bizzarra commedia sofisticata aggiornata però ai costumi in continuo divenire dell’Italia degli anni ’70.