Ultracorpo

di Michele Pastrello

Ultracorpo (Body snatcher, 2010) è il terzo film di Michele Pastrello, promettente regista veneto già autore di Nella mia mente (2005) e 32 (2008), nonché già insignito di alcuni premi, come il Pesarhorror 2006 e il Torrorfest 2008. Come col precedente 32, anche con Ultracorpo Pastrello dimostra di essere un regista capace di trattare delicate tematiche sociali e attuali in modo originale e non convenzionale.

Se nel primo ha affrontato la questione del degrado ambientale, nel secondo affronta il tema dell’omofobia, sempre attraverso lo strumento del genere cinematografico psycho-thriller. Rispetto a 32 però, il regista preferisce sbattere in faccia l’amara realtà alla fine del film, nei titoli di coda. Assieme ai credits scorrono infatti alcuni articoli di cronaca riguardanti diversi casi di omofobia in Italia degli ultimi anni. Un fenomeno negativo purtroppo in allarmante diffusione nel nostro Paese, senza differenza geografica alcuna. Per questo corto Pastrello si è anche affidato a due attori non certo alle prime esperienze:  Diego Pagotto nei panni del solitario Umberto, il quale è già comparso in L’uomo che verrà, Fuga dal Call Center, Volevo solo dormirle addosso; e a Guido Laurjni, che vanta nel suo curriculum partecipazioni a film quali Said, Delitti Imperfetti, Incantesimo, Senso 45 e Il maresciallo Rocca. Bravo anche Felice C. Ferrara nei panni dell’enigmatico omosessuale, e Elisa Straforini in quelli di una prostituta.

Umberto è un solitario e schivo idraulico veneto, che trova sollievo di tanto in tanto col sesso a pagamento. In cerca di lavoretti, si reca da un amico piccolo imprenditore di una fabbrica ormai fallita, che gliene propone uno presso una casa popolare in cui vive un omosessuale. Umberto è un po’ titubante, sia perché si tratta di una casa popolare e dunque teme che il proprietario non lo possa pagare, sia perché quest’ultimo è gay, e ne prova ripulsione. Ma la crisi economica non permette troppi ripensamenti e dunque decide di accettare. Ma entrato in contatto con quel ragazzo, così enigmatico e ammiccante, Umberto ne esce provato, quasi sconvolto. Continua a pensarlo, ha gli incubi e diventa inibito anche con la “sua” prostituta abituale. Inoltre, riemerge spesso un ricordo di bambino, che lo ritrae immerso nella campagna con la madre che lo chiama. Forse chissà, un’esperienza traumatica che riaffiora alla mente. Il fato però vuole che l’amico lo richiami di nuovo e gli dica di recarsi da quel gay, del quale Umberto prova repulsione ma anche una strana attrazione…

Ad oggi il film non è stato ancora sottoposto a nessun festival od iniziativa pubblica. In compenso, ha già raccolto il parere positivo di molti addetti ai lavori. Dunque i riconoscimenti non tarderanno ad arrivare.