Stasera Rai 1 propone il terzo e il quarto episodio di Noi, la fiction con Lino Guanciale e Aurora Ruffino che nel 2022 provò a raccogliere l’eredità di uno dei più grandi successi televisivi americani degli ultimi anni: This Is Us. Nonostante un cast di primo livello, una produzione ambiziosa e un materiale di partenza già ampiamente collaudato, la serie non riuscì a conquistare il pubblico della prima serata e venne cancellata dopo una sola stagione.
A distanza di alcuni anni, però, Noi rappresenta un caso interessante nel panorama della fiction italiana recente. Non solo perché tentò una strada narrativa diversa rispetto ai tradizionali family drama Rai, ma anche perché cercò di adattare al contesto italiano una formula seriale che aveva emozionato milioni di spettatori nel mondo. Il risultato è un prodotto imperfetto ma spesso sottovalutato, capace di raccontare temi universali come la famiglia, la perdita, l’identità e il passaggio del tempo.
Al centro della storia troviamo Pietro e Rebecca Peirò, interpretati da Lino Guanciale e Aurora Ruffino. La loro vicenda inizia nel 1984, quando la nascita dei tre figli viene segnata da una tragedia: uno dei gemelli muore subito dopo il parto. La coppia decide allora di adottare un bambino appena rimasto orfano, Daniele, che crescerà insieme ai fratelli Claudio e Caterina. Da quel momento la serie segue la famiglia attraverso diversi decenni, alternando passato e presente in un racconto corale costruito sui ricordi, sulle scelte e sulle conseguenze che attraversano generazioni diverse.
Come Noi ha adattato This Is Us alla realtà italiana senza limitarsi a una semplice copia
Il rischio principale di un remake è quello di limitarsi a replicare meccanicamente il materiale originale. Noi prova invece a radicare la storia nel contesto italiano, trasformando la famiglia Pearson della serie americana nella famiglia Peirò e spostando il racconto tra Torino, Milano, Roma e Napoli. Cambiano i riferimenti culturali, cambiano le dinamiche sociali e cambia soprattutto il modo in cui vengono affrontati alcuni temi legati all’adozione, alla famiglia e alle differenze generazionali.
La struttura narrativa resta quella che ha reso celebre This Is Us: una continua alternanza temporale che collega passato, presente e futuro. È proprio questo meccanismo a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della serie. Gli eventi non vengono raccontati in ordine cronologico, ma costruiscono gradualmente un mosaico emotivo che permette allo spettatore di comprendere i personaggi attraverso le diverse fasi della loro vita.
Particolarmente efficace è il percorso di Daniele, interpretato da Livio Kone nella linea temporale adulta. Il suo personaggio diventa il cuore identitario della serie, affrontando temi come l’appartenenza, le radici e la ricerca delle proprie origini. Anche Caterina e Claudio seguono percorsi personali complessi, tra relazioni sentimentali, difficoltà professionali e aspettative familiari che si accumulano nel tempo.
Perché la cancellazione dopo una sola stagione resta uno dei casi più particolari della fiction Rai recente
Il vero paradosso di Noi è che la serie arrivò in un momento in cui la televisione italiana stava iniziando ad aprirsi maggiormente a forme di racconto seriale più moderne e internazionali. Tuttavia il pubblico generalista di Rai 1 non premiò l’esperimento. Gli ascolti risultarono inferiori alle aspettative e il progetto venne interrotto dopo i dodici episodi della prima stagione.
Probabilmente la serie si trovò in una posizione difficile: troppo sofisticata per una parte del pubblico abituata alle fiction tradizionali e, allo stesso tempo, inevitabilmente confrontata con una versione originale considerata da molti quasi intoccabile. Questo confronto costante con This Is Us finì per oscurare alcuni dei meriti dell’adattamento italiano.
Rivista oggi, però, Noi appare come un tentativo coraggioso di portare nella fiction italiana un linguaggio narrativo più ambizioso, fatto di linee temporali intrecciate, personaggi sfaccettati e una forte attenzione alle emozioni. Forse non ha raggiunto le vette della serie americana da cui prende ispirazione, ma resta una delle produzioni più interessanti e discusse degli ultimi anni nel catalogo Rai. E proprio per questo la sua riscoperta può risultare sorprendentemente attuale

