The Testaments, recensione: ritorno a Gilead con Chase Infiniti

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Dopo l’enorme successo della trasposizione televisiva di Il racconto dell’ancella (pubblicato da Margaret Atwood nel 1985, in tempi soltanto apparentemente non sospetti), ecco arrivare grazie a Hulu/Disney The Testaments, sequel sempre ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice arrivato nelle librerie nel 2019. Anni dopo i tragici fatti narrati nel primo show, adesso ci troviamo a scoprire il mondo distopico e autoritario in cui vivono Agner (Chase Infiniti) e Daisy (Lucy Halliday): la prima è una ragazza devota mentre l’altra è appena arriva a Gilead dal Canada come neofita. Il rapporto di incontro e scontro tra le due avrà conseguenze estreme non solo per esse ma per l’intero apparato dittatoriale di Gilead.

Un’eredità importante da tramandare

Devo immediatamente precisare che prima di visionare gli screener per la stampa di The Testaments non avevo avuto un contatto diretto con l’universo di The Handmaid’s Tale creato dalla Atwood: non ho letto il romanzo né visto la serie televisiva. Dopo aver visionato gli episodi di questo nuovo show, mi sono ripromesso di colmare tale lacuna il più presto possibile, per quanto già sento che si tratterà di un’esperienza non facile da gestire a livello emotivo. Scrivo questo perché ciò che i primi episodi di The Testaments mi hanno lasciato è uno sgomento profondo di fronte alla scoperta di questo universo futuristico che è fin troppo vicino alla realtà del nostro. Se il pilot dello show ce lo presenta in maniera precisa ma evidenziando soltanto a sprazzi la violenza prima di tutti psicologica di cui le giovani ragazze sono vittime (anche quando si mostrano come carnefici), a partire dal secondo invece si esplicita con pienezza l’orrore di una società costruita sulla coercizione, sull’abuso totale e indiscriminato della figura femminile. E in questo caso a provocare il dovuto disagio, se non addirittura dolore, è il fatto che tale processo di castrazione viene applicato ad esseri umani che devono formarsi all’interno di un sistema di regole blasfemo nei confronti della ragione umana.

The Testaments Cortesia Disney+

La seconda puntata di The Testaments possiede almeno un paio di sequenze, le più difficili da gestire a livello puramente emozionale –  che possono essere tranquillamente estrapolate dal contesto distopico ed essere inserite in un qualsiasi narrazione contemporanea. Nell’assistere alle vicende di Agnes e Daisy ci troviamo di fronte a una coming-of-age tra le più tragiche che la produzione seriale ci ha regalato in questi anni, e tutto questo grazie anche a una messa in scena che non esagera mai la potenza drammatica di situazioni e personaggi, anzi in qualche raro caso avrebbe al contrario potuto essere addirittura maggiormente incisiva.

Chase Infiniti si conferma una star

The Testaments è guidata da una Chase Infiniti la quale, dopo l’exploit di Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, conferma un talento cristallino soprattutto quando riesce a trattenere le emozioni del personaggio di Agnes. Dotata di una presenza scenica non convenzionale, l’attrice ci regala una prova altera e insieme toccante, in grado di elevare non soltanto il personaggio ma l’intero livello dell’operazione. Accanto a lei meritano segnalazione anche Mattea Conforti nel ruolo di Becka e Mabel Lì in quello di Aunt Vidala. Aspettiamo invece a giudicare la coprotagonista Lucy Halliday in quanto la figura di Daisy verosimilmente troverà uno sviluppo ulteriore e più sostenuto nel prosieguo delle puntate.

The Testaments Cortesia Disney+

È un momento prezioso – nella sua complessità o forse proprio grazie ad essa – quando un film o una serie riescono a farti sentire/comprendere in profondità quello che un personaggio sta provando. Nel caso di The Testaments, questo conduce inaspettatamente (almeno per chi scrive) a uno stato di profonda tristezza: quello che Agnes e le altre giovani donne che vivono a Gilead devono vivere sulla propria pelle è fin troppo tangibile, anche se filtrato attraverso la lente deformante del racconto di fantascienza. Come scritto, non possiamo per nostra mancanza paragonare questo nuovo show a The Handmaid’s Tale, ma possiamo garantire che anche senza il supporto dell’originale, The Testament raggiunge pienamente l’obiettivo di regalarci un prodotto seriale di qualità. Sia nella forma che nel contenuto, per quanto doloroso possa essere.

The Testaments
3.5

Sommario

È un momento prezioso – nella sua complessità o forse proprio grazie ad essa – quando un film o una serie riescono a farti sentire/comprendere in profondità quello che un personaggio sta provando.

Adriano Ercolani
Adriano Ercolani
Critico cinematografico e curatore editoriale - Nato a Roma nel 1973, è laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza. Dopo gli esordi nella produzione audiovisiva, dal 2006 lavora a Coming Soon Television sviluppando competenze anche nel giornalismo televisivo. Dal 2011 vive a New York come corrispondente di cinema per Comingsoon.it e Cinefilos.it ed è membro dei Critics Choice Awards.

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