Sugar – Stagione 2, recensione: Colin Farrell torna nei panni del personaggio Apple Tv

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Come si fa a non amare John Sugar? Il detective privato protagonista della serie prodotta da Apple TV torna con nuovi episodi che confermano sia la bontà del personaggio che quella del prodotto. L’idea di restituire al pubblico le atmosfere e le trame noir della Los Angeles di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, inserendo però come protagonista un detective privato che lontano anni luce dal cinismo di Philip Marlowe & Co., risulta vincente anche in questa seconda stagione.

Sugar continua a essere quello che ogni essere umano con un senso morale potrebbe, anzi dovrebbe essere: un personaggio dotato di compassione, che gli permette di vedere oltre la superficie, la maschera delle persone che lo circondano e comprendere i loro problemi, le loro mancanze, le loro bugie. Il creatore Mark Protosevich, in passato sceneggiatore di successi cinematografici come Io sono leggenda con Will Smith e del primo cinecomic dedicato a Thor, è riuscito nuovamente a fondere con coerenza ambientazione, trama e profondità introspettiva. Sugar è infatti una figura in chiaroscuro che deve essere abbracciata in pieno, umanissima nel senso migliore del termine proprio perché lontana dalla corruzione morale e fisica del mondo in cui si trova a interagire. Questo stridore tra la bontà dell’angelo caduto interpretato da Colin Farrell e l’asfissiante senso di perdizione di Los Angeles è in fin dei conti la forza trainante dello show.

L’omaggio di Sugar – Stagione 2 alla Hollywood Classica

Rifacendosi alla grande tradizione della Hollywood classica, ogni episodio viene scandito dalla voce-off del protagonista, ed è un piacere enorme ascoltarla raccontare il mondo e con esso raccontarsi. Non capitava davvero da tanto tempo che la voce narrante non funzionasse così bene in un prodotto per il grande o piccolo schermo. Il merito è della scrittura precisa dei singoli episodi ma ovviamente anche di Farrell, che calza a pennello questa figura malinconica, elegante e “altra”. John Sugar è un personaggio che l’attore irlandese riempie con presenza scena senza alcun dubbio, ma soprattutto con una prova ottimamente cadenzata, la quale possiede un ritmo interno calibrato con intelligenza. Nei movimenti, nel tono della voce, in quello dell’eloquio, Farrell compone un ritratto di detective privato sui generis, che adopera la compassione come sorprendente contrappunto rispetto a quello che siamo abituati ad esperire quando si tratta di “private eye”. Sotto questo punto di vista, la “sorpresa” della prima stagione che non vi riveliamo in caso non l’abbiate vista si rivela funzionale per distanziare l’eroe protagonista dall’ambiente corrotto che lo circonda.

Sugar - Stagione 2
Colin Farrell and Jin Ha in “Sugar,” premiering June 19, 2026 on Apple TV.

In Sugar – Stagione 2 tale aspetto della storia non incide più di tanto, lasciando ampio raggio d’azione alla trama principale, quella del noir. Persa Amy Ryan e il suo personaggio il cui arco narrativo si concludeva nei precedenti episodi, le nuove puntate si avvalgono della prova gigiona e sempre efficace di Shea Whigham, anche se la vera rivelazione della Season 2 è una affascinante Laura Donnelly, ottima spalla per Farrell nei vari capitoli in cui compare. E alla fine della serie troviamo anche una beniamina del piccolo schermo – altra sorpresa che non riveliamo – la quale innalza l’attesa per una eventuale Season 3, che speriamo venga annunciata presto.

Impermeato di un amore per il cinema di genere che informa sia l’estetica che la narrazione del prodotto, Sugar è una serie che lavora su un piano differente rispetto a quanto la produzione seriale contemporanea solitamente offre. Il ritmo della storia è controllato, spesso al servizio della delineazione dei personaggi invece che della progressione della trama. Ed è un bene, in quanto sviluppa un’aura quasi di sospensione che rende il tutto indubbiamente affascinante. Tale artificio non reggerebbe se non ci fosse un Colin Farrell magnetico a condurre il gioco, con la sua decappottabile d’epoca e l’abito nero sempre elegante e insieme “terreno”: è lui il cuore pulsante e il motivo principale per godersi Sugar, uno show d’altri tempi con un pizzico spaziato di follia contemporanea. Mix decisamente riuscito.

Sugar - Stagione 2
3.5

Sommario

Impermeato di un amore per il cinema di genere che informa sia l’estetica che la narrazione del prodotto, Sugar è una serie che lavora su un piano differente rispetto a quanto la produzione seriale contemporanea solitamente offre.

Adriano Ercolani
Adriano Ercolani
Critico cinematografico e curatore editoriale - Nato a Roma nel 1973, è laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza. Dopo gli esordi nella produzione audiovisiva, dal 2006 lavora a Coming Soon Television sviluppando competenze anche nel giornalismo televisivo. Dal 2011 vive a New York come corrispondente di cinema per Comingsoon.it e Cinefilos.it ed è membro dei Critics Choice Awards.

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