Almost Human 1×08 recensione dell’episodio con Karl Urban

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Un uomo corre terrorizzato tra la folla. Non può fermarsi, deve continuare a muoversi per non essere ucciso, ma come si può scappare in eterno? Nel momento stesso in cui si arrende un proiettile lo colpisce al petto. Del fantomatico cecchino non c’è nessuna traccia.

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Dopo una scena così coinvolgente, inizia Almost Human ed una delle puntate peggio assemblate della serie. I siparietti comici si sprecano e lo spazio riservato alla vita privata dei protagonisti risulta decisamente eccessivo: il pubblico viene subito informato, all’alba dell’ottava puntata, che il Detective Kennex sta frequentando dal suo rientro un gruppo di riabilitazione per il controllo della rabbia. I risultati della terapia si evincono dalla scena successiva, in cui John spara ad un MX sulla scena del crimine per aver dato a Dorian (Michael Ealy) del modello antiquato e difettoso. Naturalmente il fatto che il nostro eroe abbia difeso l’onore del partner come in un romanzo d’appendice porta a una delle tanto amate chiacchierate in macchina, nel caso qualcuno ne avesse sentito la mancanza.
Arrivati dopo questa sequenza ad un quarto della puntata, ci si potrebbe anche ritenere soddisfatti, ma nei successivi trenta minuti c’è ancora tempo per un inconveniente tecnico (per cui Dorian parla e canta in coreano), due scene di imbarazzante corteggiamento tra Karl Urban e Minka Kelly (che vincono ufficialmente il premio “zero chimica”) e una sporadica battuta di Rudy (Mackenzie Crook), che vorrebbe (e dovrebbe) tornare ad avere più scene.
Alla trama principale, e allo spunto narrativo centrato sul traffico di armi ultra tecnologiche nel lontano futuro, non resta poi molto spazio, e quello che rimane viene diviso equamente tra le spiegazioni tecniche sul primo proiettile telecomandato della storia e l’avvenente trafficante slava che lo immette sul mercato nero. Se si calcolano anche i minuti dedicati alle citazioni da film più o meno fantascientifici (la pubblicità del 2048 arriva da Minority Report, la soluzione ai problemi emotivi da Eternal Sunshine of the Spotless Mind) resta giusto il tempo per un promemoria.

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Gli sceneggiatori non si sono dimenticati dell’organizzazione criminale che dovrebbe impersonare il villain della serie: il Syndicate continua ad agire nell’ombra, anche se è da parecchio tempo che non compare sullo schermo, e i mille interrogativi sui piani malvagi che intende attuare sono ancora aperti. Anche perché risolverli dedicandoci due minuti ogni cinque puntate risulterebbe alquanto complicato.