Almost Human 1×09 recensione dell’episodio con Karl Urban

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    Il nono episodio di Almost Human si apre con una rapina a mano armata finita male. Il ladro uccide la sua vittima e fugge: quando gli agenti lo raggiungono e sparano per fermarlo, scoprono che si trattava di un androide riprogrammato per commettere crimini. Il caso viene schedato e archiviato, il robot portato nei magazzini della centrale e messo in ordine con una semplice etichetta. Ma l’apparenza inganna. L’androide si riaccende, ruba una grande quantità di armi e va alla ricerca di un oggetto ben preciso nello sconfinato archivio delle prove. Una testa. Abbandonata quella con cui è arrivato, se ne appropria e lascia la centrale uccidendo il custode.

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    La mattina dopo, osservando le immagini riprese dalle telecamere, il capitano Maldonado (Lili Taylor) e John (Karl Urban) riconoscono il volto per cui l’androide si è introdotto nei loro archivi: è un XRN, il cui corpo era stato distrutto due anni prima alla fine di un caso che aveva scosso profondamente la città intera. Dopo la suspence necessaria, John racconta tutta la storia a Dorian (Michael Ealy). L’XRN era stato creato dal fondatore della stessa società produttrice dei DRN, nel tentativo di salvare gli affari dopo il ritiro di questi dal corpo di polizia. Programmato per essere un soldato di nuova generazione, l’XRN era impazzito durante la sua prima dimostrazione e aveva preso il controllo dell’edificio. Solo dopo tre giorni e il sacrificio di ventisei agenti la polizia riuscì a neutralizzarlo. Ora, per fermarlo, dovranno accettare l’aiuto di Nigel Vaugh, il creatore dell’anima sintetica, dei DRN e dell’XRN. Il padre di Dorian.

    Almost Human riparte dopo la pausa invernale con nuovo slancio. La trama porta avanti con tono avvincente e ricco di tensione la storia principale, fornendo allo stesso tempo importanti informazioni sul passato dei protagonisti. L’introduzione di un nuovo, interessante personaggio (un bravissimo John Larroquette) permette inoltre di tornare a riflettere sui grandi temi che l’evoluzione tecnologica porta con sè. Dorian è nato dalla stessa mente che ha creato per sbaglio una macchina da guerra e lo vediamo interrogarsi sulla propria identità, ma le domande trovano un respiro ancora più ampio: l’uomo può davvero giocare a fare Dio? Quanto del creatore si trasmette alla creatura? Forse i monologhi sull’argomento sono un po’ troppo lunghi, ma bisogna premiare lo sforzo per aver approfondito.

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    L’universo narrativo si allarga anche con un’ultima, inquietante nota finale. Al confine con il mondo evoluto, con la quotidianità scopriamo che si erge la Barriera, The Wall: il confine fortificato con una landa dove non esistono leggi e sul quale la civiltà non ha alcun potere o controllo.