Banshee 4: L’ultima stagione per Anthony Starr

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Tre stagioni all’attivo, la quarta – e a quanto pare, conclusiva – in rampa di lancio: Banshee si avvia a chiudere i battenti, promettendo, con gli ultimi episodi, trasmessi dalla tv via cavo Cinemax (sorella minore della HBO, decisamente orientata verso contenuti poco politically correct e con poche censure) di chiudere tutti i discorsi aperti nelle precedenti stagioni e magari di offrire agli affezionati spettatori rivelazione attesa fin dalla prima stagione come quella, decisiva, sulla reale identità del protagonista.

banshee-4Il fulcro di Banshee è infatti proprio costituito dal mistero che circonda il personaggio principale, del quale all’inizio sappiamo solo che è appena uscito di galera dopo aver scontato 15 anni di prigione per aver rubato diamanti per svariati milioni di dollari, sottraendoli in seguito al boss criminale ucraino Rabbit, per cui lavorava; appena uscito di prigione si mette sulle tracce della sua ex complice nonché compagna (e per inciso, figlia dello stesso boss) Anastasia, approdando così nella fittizia città di Banshee in Pennsylvania (in realtà le riprese sono state in gran parte effettuate a Charlotte, North Carolina).

banshee-4x01I trenta episodi fin qui mandati in onda ci hanno narrato del cambio di vita del protagonista, del suo impegno nella lotta contro il crimine, in quella che appare una classica opportunità di ‘redenzione’ rispetto a un passato fatto più di ombre che di luci, un passato col quale però il nostro non ha intenzione di chiudere i conti, cercando di riannodare il legame con Anastasia (scoprendo nel frattempo di avere avuto da lei anche una figlia, poi adottata dal nuovo marito della donna), nel contempo tentando di sfuggire alla vendetta di Rabbit.

La nuova identità di tutore dell’ordine di Banshee si rivelerà poi più complicata del previsto; la città sembra infatti avere due anime diametralmente opposte: da un lato la numerosa comunità Amish, con tutto il suo bagaglio fatto di un puritanesimo portato alle estreme conseguenze – al  quale però specie i più giovani sembrano fin troppo inclini a fuggire, cercando abitudini fin troppo ‘libere’ – dall’altro la diffusione capillare del crimine organizzato coi suoi boss, primo fra tutti Kai Proctor, una sorta di ‘ponte’ trai due volti della città: dopo aver abbandonato la propria religione, è diventato un rispettato uomo d’affari di giorno, di notte uno dei maggiori capi della malavita cittadina. Lo scontro trai due ha costituito uno dei filoni portanti delle prime due stagioni, finendo un po’ sottotraccia nella terza, ma promettendo di giungere al definitivo showdown nella quarta e ultima.

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banshee-4x01-3Nata dalle menti di due scrittori specializzati in thriller, qui alla prima esperienza di collaborazione per il piccolo schermo, Jonathan Tropper e David Schinkler, Banshee ha potuto contare su un team produttivo di prim’ordine, che ha visto collaborare Alan Ball (Oscar per American Beauty e artefice del successo di Six Feet Under) e Greg Yaitanes (premiato per Grey’s Anatomy, Lost, Damages, Prison Break e, soprattutto, Dr. House), affiancati da Peter MacDissi (già volto noto agli stessi spettatori di Six Feet Under e qui alla prima esperienza produttiva importante).

La squadra che ha retto le redini della serie non si è fatta troppi scrupoli nel dare vita a un prodotto che fin dall’inizio ha premuto forte l’acceleratore su due elementi che ‘tirano’ sempre: sesso e sangue. Gli spettatori di Banshee hanno potuto assistere ad ampie dosi di ammazzamenti vari, per lo più efferati, e analoghe quantità di situazioni roventi, in cui, come si dice in questi casi, ben poco è stato lasciato all’immaginazione degli spettatori. Il fatto che Banshee sia approdata sugli schermi di Cinemax suscitava ben pochi dubbi sull’attitudine ‘estrema’ del prodotto.

La serie ha quindi pienamente soddisfatto i palati degli spettatori, a cui è stato dato più o meno tutto ciò che si aspettavano ma è riuscita nel contempo a non attirare gli strali della critica, la quale in buona parte ne ha apprezzato sia la qualità della regia, evidenziandone l’attitudine ‘cinematografica’ (ma questa ormai per le serie tv non è più una novità) che narrativa, con il continuo alternarsi di diversi piani spazio – temporali, attraverso il frequentissimo ricorso ai flashback.

I riscontri delle prime due stagioni sono stati ampiamente positivi, meno quelli della terza, dove il tutto ha cominciato a mostrare un po’ la corda, rendendo probabilmente fisiologica la chiusura con la quarta stagione: per ammissione degli stessi creatori, del resto, Banshee non era un prodotto destinato a una lunga durata.

Il successo della serie ha avuto naturalmente nel cast uno dei suoi pilastri, dal protagonista, il neozelandese Anthony Starr, conosciuto  per il doppio ruolo dei gemelli West nel serial Outrageous Fortune e Ivana Milicevic, nativa di Sarajevo nel ruolo di Anastasia / Carrie, qui al primo ruolo di un certo peso dopo svariate partecipazioni in serie come Chuck, Hawaii Five-O o Royal PainsRus Blakwell, fin qui attivo soprattutto sul grande schermo (The Battle of Los Angeles – Il curioso caso di Benjamin Button) è Gordon Hopewell, il Procuratore di Banshee, nonché marito di Anastasia / Carrie e padre adottivo della figlia che Anastasia ha avuto da ‘Lucas’. Il danese Ulrich Thomsen (noto per lo più in patria, ma visto in Mortdecai) ha dato il volto al boss criminale Kai Proctor; Frankie Faison – è stato Ervin Burrell in The Wire – ha  interpretato Sugar Bates, un ex pugile con un passato non certo immacolato trai pochi a conoscere i trascorsi criminali del protagonista, a cui è legato da uno dei pochi legami di amicizia apparentemente sincera della serie. Altro volto noto agli spettatori televisivi è quello di Matt Servitto, già nei panni dell’agente dell’FBI Harris in I soprano: qui interpreta Brock Lotus, un personaggio dominato dal risentimento per essersi visto preferire Lucas Hood per il ruolo di sceriffo della città, naturalmente ignaro della falsa identità di chi gli ha effettivamente soffiato il posto. Ultimo, ma non ultimo, Igor ‘Mr. Rabbit’ Rabitov, nemesi fin dall’inizio a caccia del protagonista: a dargli il volto è stato Ben Cross, attore con una carriera ultratrentennale carriera alle spalle, ma il cui nome resta indissolubilmente legato al ruolo del velocista Harold Abrahams nel capolavoro sportivo Momenti di Gloria.

Banshee 4 si avvia a concludersi (in Italia è stata trasmessa su Sky Atlantic), senza essere diventata una pietra miliare, ma nemmeno l’oggetto di culto di una ristretta schiera di appassionati: un prodotto dal buon seguito di pubblico, con una critica in larga parte positiva, anche se da parte di alcuni tirare in ballo il dramma shakespeariana è sembrato eccessivo; non esente qualche stroncatura, dato che indubbiamente una buona fetta del successo è da attribuire alla ampia componente criminal – sessuale , che per quanto giustificata dall’esigenza di descrivere il mondo sordido e contraddittorio della cittadina, non si è risparmiata da ammiccamenti nei confronti dello spettatore, finendo per risultare in più di un’occasione abbastanza gratuita.

 
 
Marcello Berlich
Laureato in Economia,  è appassionato di cinema, musica, fumetti e libri. Collabora con Cinefilos dal 2011.
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