Black Mirror recensione del Christmas Special con Jon Hamm

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Il Christmas Special è una vera e propria tradizione per le serie UK, ma quando si è diffusa la notizia che Charlie Brooker avrebbe realizzato una puntata natalizia del suo Black Mirror sapevamo con certezza che l’appuntamento per le feste su channel 4 sarebbe stato tutt’altro che lieto.

Conoscendo il tocco efferato di Brooker e la sua spietata critica alla società malata di tecnologia e ai mostri che sta generando, una disamina sul consumismo natalizio e sull’ipocrisia delle feste era possibile, ma non probabile: il White Christmas che fornisce il titolo all’episodio rimane dunque una cornice funzionale, per portare la trama verso una direzione del tutto aliena alla coincidenza del periodo (senza però rinunciare all’opportunità di dissacrare regali, canzoni tradizionali e persino le collezionatissime snowglobe) e concentrarsi sulla degenerazione di un’umanità che ha trovato nella rete un universo alternativo dove uccidere, cancellare e distruggere sé stessa con una normalità che non suscita più scalpore o sdegno.

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Nel tenere le fila di un racconto apparentemente episodico, Brooker divide la puntata in blocchi riservando il giusto spazio ai 3 diversi protagonisti: si comincia col carismatico Matt (Jon Hamm), che rinchiuso in un piccolo cottage immerso nella neve il giorno di Natale inizia a raccontare all’introverso Joe(Rafe Spall), suo compagno di prigionia, delle devastanti conseguenze del suo lavoro come guru sentimentale  per le “Z-eyes”, speciali lenti a contatto collegate in tempo reale ad una telecamera esterna e a un servizio di counselling e chat line.Black-Mirror-1

Il racconto di Matt prosegue allora con la storia di Greta(Oona Chaplin), donna in carriera che ha scelto di approfittare di un servizio di ultima generazione in grado di sdoppiare la coscienza di un individuo e di schiavizzarla perchè si dedichi a programmare costantemente la vita del suo padrone, realizzando un’idea inquietante e malsana che si rivelerà infine null’altro che un ponte verso la tragica vera storia di Joe: il concept di The Entire History of You prevedeva già l’esistenza di un chip in grado di selezionare i ricordi dal cervello e cancellare interi blocchi di dolorose memorie, ma qui l’analogia con facebook e i suoi rapidi sistemi di messa al bando dell’utente acquista una minacciosa e pericolosa consistenza, grazie all’opportunità messa a disposizione dagli Z Eyes di bloccare la persona indesiderata e di trasmettere il blocco non solo ad un parente, ma addirittura all’intera società.

Non più semplice realtà virtuale, l’esperienza del blocco porta all’alienazione e infine alla pazzia, che prende forma in un delitto condannato senza appello proprio grazie all’opportuna estrazione della coscienza dalla mente del colpevole, imprigionata in eterno nell’abisso di un giorno senza fine.

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Non c’è perdono, comprensione, speranza o ascolto nell’inferno che le nuove forme di comunicazione hanno plasmato a loro immagine e somiglianza e Black Mirror ne è nuovamente lo specchio allucinante, doloroso e necessario: perché alla fine basta un semplice click per eliminare per sempre una persona da facebook e così dalla nostra vita, ma anche per premere un grilletto.