Boardwalk Empire 2X10 – recensione

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    Ormai prossima al termine, la seconda stagione di Boardwalk Empire ripropone al suo decimo episodio il tema della colpa, qui declinato nella forma del tradimento. A firmare la sceneggiatura c’è Dave Flebotte, già apprezzato per Desperate housewives e I Soprano, mentre il canadese Podeswa dirige un cast sempre impeccabile.

    Una panoramica del porto di Hoboken, New Jersey, fa capire che il carico proveniente dall’Irlanda è arrivato a destinazione, e le casse di whisky ottenute da Nucky iniziano ad essere smerciate a basso costo per il paese. Jimmy e i suoi alleati si ritrovano così con un magazzino pieno di alcool invenduto, e il regno appena ereditato da Darmody (cui Meyer e Lucky rinnovano la proposta di passare al traffico d’eroina) inizia a scricchiolare.

    D’altro canto, Nucky è controllato passo dopo passo dalla Rundolph, decisa ad incastrare l’ex boss della città per consegnarlo alla legge. Insoddisfatto dell’attuale avvocato, Nucky si reca a New York per incontrare il suo futuro difensore. Porterà con sé Teddy, geloso delle attenzioni date dalla madre ad Emily, ancora ricoverata in attesa delle ultime analisi.

    Intanto gli scioperi dei lavoratori neri proseguono, portando allo scontro diretto con i bianchi e la polizia. Jimmy, per fermare l’ondata di protesta, tenterà inutilmente di portare Chalky nelle proprie fila, proponendo la rimozione dell’accusa d’omicidio a suo carico. Ma le richieste di Chalky si rivelano eccessive per Jimmy, che inizia a perdere carisma anche tra i suoi. Per rimediare al fallito attentato contro Manny, manderà Micky – omaggio alcolico appresso –  a trattare con lui. Il boss non si fida e, mani alla gola, minaccia Micky per sapere come trovare Darmody.

    Margaret non si dà pace per la malattia che ha colpito la figlia, credendo che il suo tradimento con Owen ne sia la vera causa. Per rendere la propria devozione religiosa più “concreta”, si recherà dal prete di famiglia con dei gioielli e una cospicua dose di contanti (prontamente incamerati), chiedendo un miracolo. Ma, poche scene dopo, una Mrs Shroeder in stato di trance ascolta il medico mentre le comunica i drammatici risultati delle analisi.

    Il finale lascia l’amaro in bocca: giunto a casa di Jimmy per vendicarsi, Manny ucciderà per sbaglio Louise, uscita dalla doccia dopo una notte di passione con Angela, infine sparando anche alla moglie del giovane traditore. Ignaro di tutto, Jimmy guida solitario verso Princeton.

    Il concetto di tradimento è qui inteso in senso duplice: come infedeltà “coniugale” (di Margaret verso Nucky), e voltafaccia negli affari (Jimmy versus Manny, o il subordinato di Eli verso lo sceriffo). In un modo o nell’altro, la colpa deve essere punita.

    Una puntata di tutto rispetto, in cui la violenza nuda e cruda è in buona parte sostituita da una maggiore attenzione alle psicologie dei personaggi, e in cui gli autori non perdono occasione di infilare anche una frecciata nei confronti della Chiesa.

     
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    Laureata alla specialistica Dams di RomaTre in "Studi storici, critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi", ho frequentato il Master di giornalismo della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Successivamente, ho svolto uno stage presso la redazione del quotidiano "Il Riformista" (con il quale collaboro saltuariamente), nel settore cultura e spettacolo. Scrivere è la mia passione, oltre al cinema, mi interesso soprattutto di letteratura, teatro e musica, di cui scrivo anche attraverso il mio blog:  www.proveculturali.wordpress.com. Alcuni dei miei film preferiti: "Hollywood party", "Schindler's list", "Non ci resta che piangere", "Il Postino", "Cyrano de Bergerac", "Amadeus"...ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora per molto!