homeland
da Homeland stagione 2

Nel quarto episodio si era verificato il secondo incontro tra l’agente Carrie Mathison e il sergente Brody; nella quinta puntata – intitolata Faccia a faccia – si assiste al diretto contatto tra il marine e il suo carceriere, il siriano Hamid (Waleed Zuaiter). L’episodio si apre con il rapimento di questi a Islamabad, da parte dei servizi pakistani; l’uomo, dopo gli interrogatori preliminari, viene consegnato agli americani. E’ l’unico sopravvissuto tra gli aguzzini di Brody – non si credeva ce ne fossero – e, essendo un membro dell’Esercito per la liberazione del popolo islamico, l’organizzazione di Abu Nazir, David Estes è convinto detenga vitali informazioni su futuri attentati e sul movimento di denaro partito dal maggiordomo del principe Farid. Estes vuole che il prigioniero sia interrogato da Carrie e Saul con il contributo di Brody: il sergente, infatti, ha informazioni su Hamid, che l’ha vessato per anni, e la cosa può esser di decisiva importanza nella gestione dell’interrogatorio. Carrie esprime a Saul il suo scetticismo circa la scelta di Estes: crede potrebbe esser un rischio, poiché non si è ancora capito «chi sia» davvero il sergente Brody. Berenson cerca di smorzare gli argomenti della Mathison, e le fa notare che, convertito o meno, sarà interessante notare come reagirà il sergente in una situazione tanto stressante; e, cosa ancora più importante, Hamid potrebbe sapere molto sul conto del marine, e far luce su alcune decisive zone d’ombra. Brody è convocato d’urgenza da Mike per l’interrogatorio, del quale, per riservatezza, non può dirgli nulla. Tra i due ormai ex amici le cose non vanno bene e si capisce che Nicholas non si faccia più illusioni: tra Mike e Jessica c’è stato qualcosa. Il sergente si fa una doccia – Mike ne ha interrotto il footing quotidiano – e, prima di esser prelevato, promette a Chris che l’indomani assisterà al suo esame di karate: in ballo, la cintura blu.

Brody viene scortato in un luogo segreto per l’interrogatorio; una volta arrivato, Carrie gli va incontro, comportandosi come se fosse il loro secondo incontro dopo quello del debriefing: lui sta al gioco. Poi comincia l’interrogatorio, così organizzato: Saul è nella stanza con Hamid, Carrie e Brody seguono in video ed Estes vede tutto dal pc dell’ufficio, a Langley. Il primo passo è il riconoscimento del prigioniero: non appena lo scorge, Nicholas capisce subito che l’uomo restituito dal bianco e nero delle telecamere è il suo carceriere. Scatta immediato un flashback, in cui si vede Hamid orinare sull’americano, a terra, ferito e sofferente. Saul comincia a parlare e a far domande all’uomo di Nazir. Il veterano della CIA ha un auricolare nascosto che lo tiene in contatto con Brody; questi, come gli spiega Carrie, deve aiutare Saul fornendo informazioni su Hamid – sulle torture subite dal sergente, sulla lingua e la religione del siriano – che facciano apparire l’inquisitore onnipotente, onnisciente. La mossa finale di questa strategia di controllo consiste nello scambio che Saul propone al riluttante e silenzioso prigioniero: la salvezza della sua famiglia in cambio di informazioni su Abu Nazir e i suoi terribili progetti. I famigliari di Hamid – come spiega Berenson – sono in pericolo: Nazir tende è solito colpire le famiglie dei suoi uomini che scompaiono improvvisamente. Soltanto la CIA, se Hamid deciderà di collaborare, può intervenire e metterli in salvo. Saul, prima di andarsene, dà al prigioniero carta e matita: gli dice di scrivere, quando sarà pronto a trattare, nomi e indirizzi dei suoi cari. Terminata questa fase preliminare, Brody chiede invano a Carrie di poter entrare nella stanza con l’ex carceriere; lei, prima di congedarlo, gli lascia il suo numero di telefono, per ogni comunicazione. La Mathison dice a Saul d’esser ancora convinta che Brody nasconda qualcosa, e si rammarica per la fine della sorveglianza.

Hamid viene sottoposto a una snervante tortura psicologica a base di musica death metal; distrutto, nottetempo il prigioniero cede e scrive. Carrie, che segue la situazione, convoca immediatamente Berenson. Hamid ha scritto otto nomi – il massimo consentito – di cui la CIA dovrà prendersi cura: la trattativa può cominciare. L’uomo fornisce un indirizzo e-mail pakistano. Dice di non sapere a chi appartenga: lui si limitava a inoltrare alla casella messaggi che riceveva da altri. Carrie vuole sapere “tutto e subito”: facendosi prendere la mano, lo incalza con domande sulla soffiata che ha fatto trovare Brody alla Delta Force e sull’eventuale incontro – negato dal sergente nella prima puntata – tra il marine e Abu Nazir. La Mathison ne ottiene soltanto l’arrabbiatura di Saul e, da parte del detenuto, un lapidario «Prima la mia famiglia, poi parliamo».

Un nuovo giorno comincia. Brody si mette in uniforme e si reca da Estes: vuole incontrare Hamid, per guardarlo negli occhi e chiudere una volta per tutte il capitolo più buio della sua esistenza. Estes si convince e lo accompagna immediatamente presso il luogo di detenzione. Nicholas si siede di fronte al siriano e gli parla spavaldamente; Hamid gli sputa e scoppia una colluttazione, bloccata dagli agenti. L’incontro col prigioniero costa a Brody l’esame di karate del figlio: è il solito Mike ad accompagnare e gratificare Chris. Soltanto nel finale della puntata, con una breve scena, si vedrà il marine chiedere scusa al ragazzino trascurato. Intanto, Carrie scopre che l’indirizzo di posta elettronica appartiene a Fajsel, il professore universitario sul quale erano scemati i sospetti nella puntata precedente, e che invece ora diventa fondamentale rintracciare. Gli agenti della CIA fanno irruzione nella casa del docente, ma la trovano deserta: se ne è andato. Proprio un attimo prima che si svolga quest’azione, Saul chiama Carrie per darle una terribile notizia: Hamid si è suicidato tagliandosi le vene con una lametta da barba. Il superiore di Carrie dice – senza in verità apparire troppo convinto delle sue stesse parole – che forse la teneva nascosta: la Mathison ipotizza che qualcuno gliel’abbia data. La situazione è critica: c’è un fuggitivo, Fajsel, e non c’è più una fondamentale fonte d’informazione, Hamid.

La sera, Carrie si reca a casa di Saul, sconvolta per quanto sta accadendo. Interrompe Berenson in un momento difficile: sta colloquiando con la moglie, l’indiana Mira (Sarita Choudhury), da poco rientrata dal paese d’origine e preoccupata per la solidità del matrimonio, fiaccata e intristita a causa delle continue assenze, per motivi di lavoro, del marito. Carrie è furiosa: mostra a Saul il video dell’incontro tra Brody e Hamid, concesso al marine da David Estes tenendone all’oscuro loro due. La colluttazione avviene nella “zona cieca” della stanza, dove cioè non arriva lo sguardo delle telecamere: Carrie sostiene che Brody l’abbia individuata in occasione dell’interrogatorio, durante la rissa, l’abbia sfruttata per passare la lametta ad Hamid. Inoltre, la giovane agente crede che sia stato lo stesso Brody a metter sul chi va là il volatilizzato professor Fajsel. E’ infuriata, disperata, sente che il pericolo è imminente, e loro stanno commettendo errori su errori; Saul dice che la tesi ufficiale è che la lametta fosse nelle scarpe, e smentisce acidamente i ragionamenti di Carrie. I due si scontrano: Berenson la caccia di casa e le preannuncia il licenziamento; lei si sente tradita dall’unica persona di cui si è sempre fidata, gli chiede che fine abbia fatto il Saul Berenson che conosce, coraggioso e acuto. La Mathison è pronta a lasciare la CIA: si reca in ufficio, scatoloni alla mano, e va a dormire dalla sorella, cercando conforto nella famiglia. Sfinita, sprofonda nel lettone con le due adorate nipotine. Nel cuore della notte, però, il “il richiamo della foresta” pare tornare a farsi sentire. Carrie sguscia fuori dal letto, scambia qualche parola con una delle due bambine, che si è destata, poi esce dalla stanza; come dice alla piccola, combattere “quelli che fanno esplodere le persone” è il suo lavoro.

Al suo quinto episodio, Homeland riesce a sorprendere senza perdere in coerenza e verosimiglianza. Da sottolineare l’esplorazione della dimensione famigliare, fin qui trascurata (potenzialmente inesistente!), di Saul, che in Faccia a faccia va incontro a una sorta di umanizzazione: si arrabbia, sbaglia, ha problemi con la moglie. Della famiglia di Carrie si sapeva già abbastanza, ma, nella puntata in questione, all’inizio, si vede finalmente il padre della giovane (James Rebhorn), il quale soffre dello stesso disturbo della figlia – ma va da un terapeuta – e ha un trascorso nella CIA. C’è, poi, la famiglia Brody: il rapporto tra i coniugi è ancora freddo, forse un poco più amichevole, e Mike, per forza di cose, non può eclissarsi, perché per anni la sua è stata una presenza costante, nodale e tutt’altro che disimpegnata – non un semplice amante – nella casa del sergente Brody.

Che cosa accadrà nella prossima puntata? Gli interrogativi sono tanti, ma c’è una confortante certezza: con o senza l’appoggio di Saul, l’agente Mathison non ha alcuna intenzione di fermarsi.