Patricia Arquette

Gli agenti federali Avery Ryan (Patricia Arquette) ed Elijah Mundo (James Van Der Beek), insieme al loro team, sono alle prese con quanto accaduto in un hotel di New York. Qui, infatti, trovano il corpo senza vita di una donna i cui dispositivi elettronici indicano che fosse ancora viva ben tre giorni dopo l’ufficialità della sua morte. I conti non tornano e spetterà agli agenti Ryan e Mundo scoprire come mai e perché.

 

Si intitola Delitto quasi perfetto il sesto episodio della prima stagione di CSI Cyber, una serie tv statunitense di genere poliziesco ideata da Anthony E. Zuiker, Mary Aiken, Pam Veasey, Carol Mendelsohn, Ann Donahue, prodotta da Jerry Bruckheimer per il network CBS e terzo spin-off della serie CSI – Scena del crimine. Anche in quest’ultimo episodio andato in onda domenica sera su Rai Due – a una settimana dalla messa in onda statunitense – si ripete lo schema narrativo visto fino ad ora, ovvero la risoluzione di un singolo caso per episodio. Simile, quindi, per diversi aspetti alla serie tv da cui è tratto, CSI Cyber punta inesorabilmente sul coinvolgimento di un argomento in continua evoluzione e quanto mai attuale. Cosa evidenziata anche in Delitto quasi perfetto, dove l’importanza dei dispositivi tecnologici si rivela superiore a qualsiasi interrogatorio e sospettato. Cellulari, computer, telecamere hanno delle funzionalità di cui nemmeno conoscevamo l’esistenza, ma che rivelano una mente geniale nella costruzione di esse. Il problema è scoprire e anticipare le mosse di chi si cela dietro. Per rendere ancora più vero quest’ambito, CSI Cyber utilizza un linguaggio estremamente dettagliato e preciso, fornendo nozioni informatiche che a volte risultano poco comprensibili. Ma nel complesso si vede il risultato di un lavoro preciso di sceneggiatura che non si limita a narrare i fatti, ma che vuole esplicarli con attenzione. Per farlo si serve di un team che con il passare delle puntate risulta sempre più omogeneo e credibile, a partire da Patricia Arquette e James Van Der Beek, capitani di una squadra in continua crescita sia professionale che umana. Ma soprattutto portano l’attenzione sulla società moderna, su quanto sia schiava della tecnologia e su quanto, inaspettatamente, sia ancora più controllata e prigioniera di un tempo.

Voto: 3/5 stelle