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Nel piccolo convento di Sant’Antonio, uno strano male si aggira tra le suore che lo abitano, Giuliano de Medici (Tom Bateman) assiste a una suora presa dalle allucinazioni e le piaghe che le sfigurano completamente il corpo, tra le urla di dolore condanna pubblicamente la dissolutezza dei Medici nei confronti del suo popolo. Nel mentre, Leonardo (Tom Riley) preso dai fumi della droga pensa all’indizio per il “libro delle Foglie”, ma la sua amica Vanessa (Hera Hilmar) soffre dello stesso “incurabile” male, per la prima volta Leonardo si troverà di fronte alle domande della religione a cui risponderà con la scienza.

Puntata più dark e indubbiamente la più interessante poiché gioca sulla tensione tra religione e scienza, come può la prima essere usata per incantare la folla e quanto la seconda deve trovare prove a sostenerla. In questa puntata un nuovo personaggio si aggiunge alla schiera del Conte Riario (Blake Ritson) una sorta di eminenza grigia che consiglia e insegna cosa fare da dietro le sbarre di una prigione, una trama più grande sembra prendere spazio nei sotterranei di Roma, di cui sembra che lo stesso pontefice Sisto IV (James Faulkner) ne sia ignaro. Intanto la produzione delle armi continua, così come i sotterfugi di corte, vediamo per la prima volta Clarice Orsini (Lara Pulver) nobildonna romana nonché fedele moglie di Lorenzo molto innamorata nonostante il suo essere fedifrago, ella rappresenta una donna coscia della sua influenza politica tra le questioni che legano Roma e Firenze; e mentre Lorenzo continua a passare dal letto della moglie a quello dell’amante, notiamo come la spia riesca a depistare le indagini promosse dal “Magnifico” ignaro di chi possa fidarsi realmente.
Le scene più interessanti della puntata sono indubbiamente quelle di Leonardo che cerca di risolvere “il caso del convento” in una sceneggiatura piuttosto prevedibile in cui però non sono mancati gli accurati cenni storici e le nozioni dell’epoca. Ma purtroppo, nonostante i buoni ascolti, sembra che la serie abbia sempre qualche intento che non riesce a sviluppare nonostante (gli abbondanti) 50 minuti. Alcune idee rimangono incomplete con il risultato di essere una sorta di “già visto” nel panorama televisivo e che fanno calare l’attenzione sui possibili risvolti della puntata.

Da Vinci’s Demons è arrivata a quasi metà stagione e viene da chiedersi se la troppa scrittura abbia in qualche modo penalizzato un personaggio che da solo ha il potenziale necessario per far decollare in completa autonomia l’intero show, senza altre storiografie che gli gravitano attorno.