Serie tv e donne: la rivoluzione del piccolo schermo

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Grande qualità, storie complesse, cast corale e linguaggio crudo; queste le peculiarità principali che uniscono le serie tv di oggi, diventata negli ultimi tempi la nuova fabbrica dei sogni capace di competere ad armi pari con la settima arte. Ma che si tratti di una serie tv distopica del futuro (Westworld) o un nostalgico ritorno anni ’80 (Stranger Things), a unire l’ampio e variegato panorama televisivo sono le protagoniste del piccolo schermo, che incarnano un nuovo modello femminile capace di ribaltare il loro ruolo originale e uscire dagli schemi tradizionali.

Gli innumerevoli abusi perpetrati ai danni delle donne che riempiono le pagine della cronaca nera dei giornali hanno lasciato un segno, non solo sui volti e corpi delle ragazze vittime di violenza ma anche su chi deve e vuole raccontare delle storie per mestiere. Del resto, sin dai suoi esordi la televisione non ha fatto altro che cercare di preludere ma di stare anche al passo con i tempi, influenzando e facendosi influenzare dalla società. E non è un caso che molte delle protagoniste degli show in onda siano quasi sempre donne vittime di soprusi che sovvertono i canoni prestabiliti e trionfano sul loro carnefice.

jessicA jones 3Già nel 2015 avevamo assistito ad una maggior conquista del gentil sesso sulla scena. L’esempio più lampante è la serie targata Netflix/Marvel Jessica Jones, che ha avuto il grande merito di ridefinire il ruolo di eroina con uno show tutto al femminile. Anche il cinema non è stato da meno (si pensi a Mad Max Fury Road e Star Wars Il risveglio della Forza), ma è nel 2016 che questa nuova tendenza ha tratto ancora più forza e ha trovato nel piccolo schermo il suo habitat preferito, mettendo in atto una rivoluzione quasi antropologica.

Donne e serie tv: la rivoluzione passa per il piccolo schermo

Prendiamo Mr. Robot, definita la rivelazione dell’estate 2015, che racconta le vicende dell’allucinato  e paranoico antieroe Elliot Alderson. Se la prima stagione aveva entusiasmato critica e pubblico, con la seconda stagione il creatore della serie Sam Esmail ha riconfermato di saper ancora stregare lo spettatore andando oltre e dando molto più spazio alle donne. Elliot infatti non è più il protagonista indiscusso ma è affiancato da un parterre tutto al femminile, vero motore della storia senza il quale l’eroe – in piena crisi con il suo alter-ego – fallirebbe miseramente. Emarginazione e solitudine accomunano le protagoniste femminili di Mr. Robot, ma anche forza, determinazione, coraggio e intelligenza.

Facciamo un salto d’oltre oceano e passiamo alla serie tv inglese Peaky Blinders, che con la terza stagione firma un altro piccolo capolavoro e dimostra come anche una serie tv machista può cambiare registro senza snaturare la propria identità. Per il dispotico Thomas Scelby è tempo di piegarsi all’arguzia e forza delle donne che attuano una vera e propria ribellione, pronte a far sentire la loro voce e non sottostare più agli ordini di uomini bruti e arroganti.

game of thrones 6Un altro importante esempio ce lo dà Game of Thrones, spesso sotto accusa per le tante scene forti che hanno visto personaggi femminili vittime di violenze e maltrattamenti. Certo, la serie della HBO non ha risparmiato nessuno – il povero Theon Greyjoy ne sa qualcosa – ma la sesta stagione ha ribaltato il modus operandi con un vero trionfo del gentil sesso, che ha dimostrato di non essere né debole né gentile. Cersei Lannister si riprende con tanto di interessi la vendetta per la famigerata “walk of shame”; Daenerys ottiene finalmente navi e nuovi alleati per la conquista dei Sette Regni; e Sansa – che era stata vittima delle violenze del giovane Bolton – sconfigge il proprio carnefice, mettendo in ombra persino Jon Snow che sembra aver dimenticato gli attributi nel regno dei morti. Ed è proprio Sansa Stark a farsi paladina di questa nuova figura femminile che si rifiuta di interpretare ancora la donzella che ha bisogno di esser salvata.

serie tv

A dare man forte alla ribellione delle donne ci pensano anche Westworld e Stranger Things, due delle migliori serie tv dell’anno. La serie ideata da Lisa Joy e Jonahatan Nolan ha esplorato il lungo, sofferto ed enigmatico percorso di Dolores alla ricerca della verità e di se stessa, lei che rappresenta la giovane pura e innocente creata appositamente per soddisfare le pulsioni degli uomini e costretta a rivivere ancora, e ancora lo stesso trauma. Così come Maeve, l’ennesimo giocattolo sessuale a uso e consumo dei visitatori, che incarna la prostituta sensuale e scaltra. E non a caso, sono proprio Dolores e Maeve a ribaltare i propri ruoli prefissati e interrompere l’infinito loop, ribellandosi al loro creatore. La prima smette di essere la damigella e diventa eroina attiva che combatte e vince le proprie battaglie da sola; la seconda decide di scappare per poi tornare indietro, spinta dall’amore per la figlia, che spera di riabbracciare.

E chi è Eleven se non un’altra grande vittima che finisce per ribellarsi al proprio carceriere, che l’aveva usata per esperimenti e scopi personali? La ragazzina, vera eroina della grande avventura raccontata da Stranger Things, è la summa perfetta che racchiude ed esprime la conquista raggiunta dal piccolo schermo in questa grande rivoluzione delle donne.

“I imagined a world where I didn’t have to be the damsel”, dice Dolores in Westworld, ma a quanto pare non è (più) sola.westworld

Manuela Stacca
Classe 1991. Laureata in Scienze della Comunicazione. Appassionata di Cinema e Serie Tv.
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