Downton Abbey 3×01: recensione dall’episodio

Dopo aver attraversato gli ultimi sfarzi del periodo edoardiano e la Prima Guerra Mondiale Downton Abbey si prepara ad accogliere i ruggenti anni ’20, con una terza serie decisa a risolvere subito molti degli snodi narrativi trascinati nei capitoli precedenti.

 

Dopo aver impiegato ben 9 anni prima di dichiararsi nello splendido Christmas Special, Mary (Michelle Dockery) e Matthew (Dan Stevens) sembrano finalmente pronti a fare il grande passo, ma una pesante ombra grava sulla famiglia in festa: a causa di investimenti sbagliati Lord Grantham (Hugh Bonneville) ha perso gran parte del suo patrimonio mettendo a rischio la stessa Tenuta e la salvezza potrebbe arrivare proprio grazie a Matthew, divenuto uno degli eredi della fortuna lasciata dal padre della sua precedente fidanzata Lavinia Swire( Zoe Boyle), morta di spagnola nel 1918.

Fedele al suo onore e ai suoi principi Matthew rifiuta però di accettare il denaro destinato da Reggie Swire a colui che credeva sarebbe presto diventato suo genero, finendo per litigare pesantemente con Mary: preoccupata per le prospettive sue e della sua nuova famiglia, la ragazza è determinata a fare qualsiasi cosa pur di salvare il mondo in cui è cresciuta, non essendo ancora disposta ad abbandonare quella parata di titoli e tradizioni che però ha già iniziato a sgretolarsi.

In occasione delle nozze, la madre della Contessa Cora(Elizabeth McGovern) Martha Levinson( Shirley MacLaine)arriva a Downton armata di commenti sarcastici e pronta a criticare alacremente un universo che ritiene immune al cambiamento: i suoi duetti con l’inflessibile Contessa Vedova Lady Violet(Maggie Smith), paladina delle virtù britanniche e allergica all’americanità(“I’m so looking forward to seeing your mother again. When I’m with her, I’m reminded of the virtues of the English.” ), diventano subito formidabili.

Anche Sybil(Jessica Brown-Finlay), adesso Mrs Branson, torna a casa dall’Irlanda insieme a Tom(Allen leech) per partecipare al matrimonio: per suo marito, prima autista dei Crawley e adesso giornalista sottopagato, la permanenza a Downton è resa difficile sia upstairs che downstairs, con gli stessi servitori pronti a giudicarlo e a considerarlo estraneo a quella classe a cui ormai non poteva più appartenere.

A salvare la situazione è Matthew, scegliendo Tom come testimone e trovando in lui un amico prezioso(“If we’re mad enough to take on the Crawley girls, we have to stick together.”), pronto a consigliargli di non lasciare che una questione di denaro comprometta l’unione con Mary e quel futuro al quale entrambi sono chiaramente destinati( “you won’t be happy with anyone else while lady Mary walks The Earth”).

Festeggiato dall’intero villaggio con tutta l’atmosfera fiabesca necessaria e un Mr Carson(Jim Carter) più commosso dello stesso Lord Grantham il matrimonio di Mary e Matthew chiude idealmente due stagioni di sospiri ed esitazioni, per lasciare che fra i tanti abitanti di Downton anche i più trascurati dalla sceneggiatura possano riconquistare lo spazio che meritano.

I nostri pensieri vanno in particolare a Lady Edith(Laura Carmichael)e ai suoi tentativi di conquistare Sir Anthony Strallan(Robert Bathurst), partito vedovo e molto più grande di lei, e ovviamente a Thomas, che tronca ogni rapporto con la cameriera O’ Brien per la richiesta di quest’ultima di raccomandare il nipote Alfred come valletto: dopo anni passati a complottare, che la società fra i due personaggi più negativi downstairs possa finire in questo modo sembra un peccato, ma per quanto limitate al piccolo universo della servitù le gerarchie sono per Thomas tanto importanti quanto lo sono per i suoi stessi padroni.

Mentre è un piacere continuare a seguire il percorso di Daisy(Sophie McShera), un tempo sguattera e adesso pronta a farsi strada in cucina con un vero e proprio sciopero delle mansioni, una storyline che prosegue quasi per inerzia è quella di Anna(Joanne Froggatt) e Mr Bates( Brendan Coyle): all’inizio abbiamo tifato per loro, abbiamo sperato che l’arresto di Bates per l’omicidio della moglie fosse stato un clamoroso errore e abbiamo invocato una sua rapida liberazione, ma adesso la situazione è talmente stagnante che la rivelazione dell’assassino, chiunque esso sia, sarebbe provvidenziale.

A promettere grandi soddisfazioni è invece Tom Branson: chiuso in una morsa fra il desiderio di ribellione contro il sistema e la necessità di entrare a far parte per matrimonio di un mondo che disprezza: il suo amore per Sybil, capelli corti secondo la nuova moda e un’espressione alquanto provata dalla sua nuova vita e dal duro lavoro, è più saldo che mai e con la guerra d’indipendenza alle porte speriamo che Fellowes non sprechi il potenziale drammatico del suo personaggio.

Adesso che la ferita profonda del Conflitto Mondiale va lentamente rimarginandosi, Downton Abbey  ritrova lo smalto perduto e riesce ancora una volta a farci sentire a casa: The Crawleys are back, in splendour.

RASSEGNA PANORAMICA

Alessia Carmicino
Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .
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