Dracula 1×01 recensione dell’episodio con Jonathan Rhys Meyers

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Il sangue è la vita, con questo titolo evocante Francis Ford Coppola è andato in onda il tanto atteso pilot di Dracula, show della NBC dedicato al personaggio creato da Bram Stoker.
1896, Alexander Grayson, ricco e visionario imprenditore americano, è in procinto di presentarsi all’alta società londinese in occasione di un ballo ospitato nel suo maniero di Carfax. Dietro la maschera dell’uomo, però, si cela il vampiro, Dracula, che, risvegliatosi da un lungo sonno, è intenzionato a vendicarsi dell’Ordine del Drago, reo di averlo privato dell’amore della moglie e costretto a vivere un’esistenza in preda alla schiavitù del sangue.

Dracula - Season 1

Jonathan Rhys Meyers torna in televisione nel ruolo carismatico del conte Vlad Tepes, rendendolo carico del fascino e della sensualità che contraddistinguono il lato oscuro. Ciò che però manca al personaggio è il terrore, ma questa, più che una carenza, sembrerebbe essere una scelta narrativa. Il pericolo, infatti, non è rappresentato dal vampiro, ma dall’uomo stesso, da chi tira le redini della società: l’Ordine del Drago che, nelle alte sfere, è mosso da avidità e fame di potere. È questa società segreta che ha condannato Dracula alla non vita, ed è su di loro che la sua ira si abbatte, nel tentativo di annientare ogni fonte di guadagno su cui l’ordine ha gettato le basi del proprio avvenire: il sistema petrolifero. È “energia libera, sicura e senza cavi” lo strumento con cui Alexander Grayson getta il guanto di sfida ai suoi acerrimi nemici, ignari della sua identità.

La serie, che del libro conserva personaggi, ambientazioni ed il legame profondo fra Dracula e Mina/Jessica De Gouw (rappresentato sin dalle prime battute), si sviluppa per la propria strada. Cambia il background del vampiro, non più membro dell’Ordine del Drago, ma suo oppositore, così come cambiano i ruoli dei comprimari. Mina è qui una studentessa di medicina, allieva del professor Abraham Van Helsing (Thomas Kretschmann), Jonathan Harker (Oliver Jackson-Cohen) è un giornalista squattrinato, Renfield (Nonso Anozie), da folle schiavo, è qui rappresentato come il braccio destro di Dracula e, infine, il ruolo dello stesso Van Helsing potrebbe rivelarsi sorprendente.

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La messa in scena sontuosa rappresenta al meglio l’opulenza ed i contrasti dell’età vittoriana, raffigurando da una parte lo sfarzo ed i vizi dell’alta società (vedasi l’Opera), dall’altro le buie strade di una Londra in cui la povertà è dilagante. Così come le tematiche trattate, scientifiche e progressiste, lanciano un quadro preciso della corsa allo sviluppo tecnologico ed urbanistico vissuto in quegli anni. Prevedibile, tuttavia, l’ennesimo richiamo a Jack The Ripper, i cui assassinii sono presentati come le nefandezze di un vampiro.
Ciò che meno ha convinto, paradossalmente, sono le sequenze d’azione: lo scontro con il cacciatore e l’allenamento nelle stanze segrete dell’Ordine, richiamanti l’una le poco brillanti produzioni contemporanee basate sulle figure di Dracula e Van Helsing e l’altra una ben più nota cacciatrice dai biondi capelli della televisione americana.

Siamo appena all’inizio, ma al momento non posso che dirmi soddisfatto di come si sia presentato questo nuovo vecchio Dracula, frutto di una riscrittura interessante, ma sempre attenta al classico della letteratura.