Minnesota 1979. Un evento inaspettato in una tavola calda notturna sconvolge la vita dei cittadini in una piccola cittadina che seppur distanti si troveranno ad avere molto in comune.

fargo2x01Waiting for Dutch  è il titolo della season premier di Fargo 2×01 in cui assistiamo all’inizio del prequel di una delle serie più amate della scorsa stagione televisiva. Seppur i personaggi e la trama siano distanti dal cult dei Ethan e Joel Coen, Noah Hawley riesce a tenere invariato l’humor e lo stile con cui si era contraddistinto lo show lo scorso anno, caratteristica che emerge dal incipit sull’ascesa di Regan (da attore a presidente) in cui si intersecano le scritte sui fatti “veritieri” e i personaggi che daranno il via all’evento che mette in moto questa stagione.
Difatti il resto della puntata è un lento delineare e descrivere la piccola comunità, gli usi e i costumi e i nostri personaggi. L’unico che il pubblico riconosce e che diventa una sorta di guida è rappresentata dal poliziotto Lou (Patrick Wilson) che si divide, con la sua contraddistinta calma, tra la moglie Betsy (Cristin Milioti) malata di cancro e la figlia di sei anni Molly (Raven Stewart). Di conseguenza il resto dei personaggi vengono introdotti dal noto caso che coinvolgerà anche la Molly adulta che vede il (goffo) omicidio compiuto da Rye Gerhardt (Kieran Culkin), ultimogenito di una famiglia di criminali che gestiscono il traffico di droga, scommesse e prostitute e che nell’ultimo periodo nuotano in cattive acque finanziarie a causa di una concorrenza “forestiera”. Rye si scoprirà morto per una serie di eventi che coinvolgeranno Peggy Blomquist (Kirsten Dunst), un’estetista bigotta e meschina che stava tornando a casa e il suo marito macellaio Ed (Jesse Plemons) che sbrigheranno l’incresciosa situazione combinata dalla moglie per evitare che la loro vita sia rovinata dai lo ambiziosi progetti lavorativi e familiari.

fargo2x01-3In Fargo 2×01 assistiamo alla presentazione di uno scenario storico ben preciso e con una trama dalla dinamica corale, lo stile (compressivo della superba regia di Randall Einhorn e Michael Uppendahl, il montaggio di e dialoghi) non delude lo spettatore che trova le stesse peculiarità di ritmica e di stranezza che fa sì che quella ingenua e beffarda natura umana tracciata da Noah Hawley riesca a superare l’etichetta di genere grottesco ricavandosi così una sua definizione in uno show. Perciò la serie della FX riesce nella prima puntata riesce ancora a muoversi in quel terreno instabile di neve e ghiaccio, in cui la tragedia e la fortuna sono spesso complici di uno schema più grande per i vari protagonisti. E seppur manchi un po’ di tensione, di ritmo narrativo, le premesse per una buona stagione sono solo rimandate alla prossima puntata.