Frank Spotnitz al Roma Fiction Fest 2015 parla di The Man in the High Castle

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Prodotta da Amazon Studios, The Man in the High Castle è la nuova serie tv scritta da Frank Spotnitz e basata sul romanzo di Philip K. Dick, La svastica sul sole.

La serie è ambientata in un universo storico alternativo in cui le potenze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e dominano gran parte del mondo. Gli Stati Uniti non esistono più e il loro territorio è stato spartito tra Germaniae Giappone: ad ovest si trovano gli Stati Giapponesi del Pacifico; ad est sorge il Grande Reich Nazista; i due territori sono divisi dagli Stati delle Montagne Rocciose, noti anche come Zona Neutrale.

A presentare la serie, che ha una lunghissima fase di gestazione alle spelle, al Roma Fiction Fest 2015 è intervenuto Spotnitz in persona. Ecco cosa ha raccontato del processo produttivo e dell’esperienza con Amazon.

“Conoscete tutti il mito della gratitudine del leone per il topino che gli tolse la spina dalla zampa. Io ho provato la stessa gratitudine per Amazon che ha salvato questo progetto che era in un limbo ed era stato respinto da tutti. Eravamo tutti molto felici che fosse stato così amato. Io ero abituato a fare pilot che vedevano solo i dirigenti e la loro decisione era quella definitiva. Qui c’era un grande nervosismo per lo scontro diretto con il pubblico. Poi è venuto fuori che gli spettatori l’hanno amato, che è stato il pilot più visto e apprezzato della storia di Amazon. Il sistema ha funzionato e così tutto è diventato più facile perché Amazon si è sentita più a suo agio nell’investire nel progetto, abbiamo avuto la possibilità di avere più attori quotati e lo stesso per la troupe”.

-Che cosa l’ha spinta ad adattare il romanzo di Dick?

“Ho letto il libro quando ero al college, mi è entrato subito dentro perché per tanti anni avevo visto tantissimi film e serie tv in cui i buoni vincono. Qui invece i buoni perdono, anzi hanno perso molto tempo prima dei fatti raccontati e si viveva nella sconfitta. Questo mi ha emozionato e turbato. E il libro è rimasto con me per molto tempo”.

-Com’è stato lavorare con Ridley Scott, produttore esecutivo della serie, che da sempre ha rappresentato un faro per gli adattamenti da Dick, grazie a Blade Runner?

“Lui è stato il campione della materia di Dick per molto tempo, per Blade Runner e quando siamo riusciti a realizzare questa collaborazione, il suo ruolo è stato quello di un consigliere visivo, nel senso che lui aveva delle idee molto precise su come andava girato, sulla luce da ottenere, sulla messa in scena. Naturalmente mi ha dato qualche indicazioni visiva precisa, come Blade Runner appunto, o anche Il Conformista di Bertolucci, oppure la pittura di Edward Hopper. Credo che le influenze si vedano e si sentano”.

-Cosa pensa dei nuovi modi di produrre le serie come Netflix o appunto Amazon?

“Questo è il momento migliore per la tv. Per guardarla e lavorarci. Non ho mai visto una tv così buona ed è la prima volta che nella mia carriera mi viene detto di essere originale perché ci sono tantissime nuove possibilità. Il mercato è affollato e c’è la necessità di fare cose nuove. Tutto è molto stimolante”.

-Come si è avvicinato al lavoro di adattamento di un romanzo noto e amato come La svastica sul sole?

“Ero molto preoccupato perché sapevo che c’era tanta gente che ama il romanzo e sapevo anche che molte cose dovevano essere cambiate per far funzionare la serie e farla vivere dalle pagine. Per fortuna ho avuto al mio fianco la figlia di Dick, che ha approvato ogni pagina di sceneggiatura con le sue correzioni e note e ha co-prodotto tutta la serie. Alla fine siamo stati d’accordo sul fatto che la serie tv regala più spazio per esplorare le idee che sono già presenti nel libro”.