Tornano i Savastano, torna l’ambizioso e violento Ciro e il pio e infido Conte. Torna su Sky Atlantic a due anni dal primo ciclo, Gomorra – La serie, con la seconda stagione della serie nata da un’idea di Roberto Saviano, con la supervisione artistica di Stefano Sollima, che si ritaglia questo ruolo oltre alla sedia di regia, condivisa anche quest’anno con Francesca Comencini e Claudio Cupellini, con l’aggiunta di Claudio Giovannesi.

I primi due episodi, andati in onda con il boom di ascolti martedì 10 maggio, sono per toni e trama molto diversi tra loro. Nel primo episodio, con protagonisti Ciro di Marzio (Marco d’Amore) e Salvatore Conte (Marco Palvetti), torniamo al punto in cui si era interrotta la serie due anni fa. Genny (Salvatore Esposito) morente dopo l’attacco di Ciro, Don Pietro (Fortunato Cerlino) evaso con l’aiuto dei suoi, Ciro e Conte con la possibilità di fare piazza pulita e prendersi il territorio. È quello che accadrà, con una nuova alleanza e la nascita degli Stati Uniti di Scampia. Ma quanto durerà? In apertura di stagione scopriamo subito che la pedina impazzita non è più il giovane e furioso Genny, ma il suo ex migliore amico, quel Ciro che poteva essere il beniamino del pubblico e che invece si è rivelato come uno dei personaggi più efferati e violenti della serie.

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Altra storia l’episodio numero due, in cui ci spostiamo in avanti nel tempo e arriviamo a un Don Pietro fuggito a Colonia e a Genny che fa affari loschi e cruenti in Sud America, quella terra che ha visto morire il suo lato infantile e nascere il mostro nella seconda parte della prima stagione. L’episodio è tutto incentrato sui rapporti di forza tra padre e figlio. La morte di Donna Imma li ha entrambi segnati e tutti e due cercano il potere che devono lottare per ottenere. Ma chi dei due guiderà la famiglia Savastano? È a questo punto che la relazione tra padre e figlio diventa problematica.

Stefano Sollima, a cui è stata affidata la regia di questi episodi, ci porta direttamente nel mondo di Scampia, con un approccio buio e pesante, con la chiarissima idea del fatto che abbiamo di fronte dei veri e propri antieroi, per niente redenti, per nessuna ragione disposti a pentirsi, insomma dei personaggi che non si fanno amare dal pubblico e anzi mostrano con realismo crudo le brutture di un mondo che esiste davvero.

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Magistrale l’interpretazione dei protagonisti che abbracciano alla perfezione dei ruoli in continuo divenire, dalle scelte imprevedibili e dagli equilibri reciproci delicatissimi. La fotografia aranciata e la musica che offre un contrappunto delicato alla cattiveria delle immagini completano una confezione che si conferma di grande valore.

Non sappiamo quali saranno i prossimi a cadere a causa della sete di potere dei nostri protagonisti, per adesso abbiamo la certezza di essere tutti tra le vittime di questo notevole prodotto made in Italy.

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