Hannibal 1×07 – recensione

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    La serie della NBC con questo settimo episodio, intitolato Sorbet, raggiunge il suo apice narrativo. Anche se essenzialmente Hannibal sembra non avere speranza di un rinnovo (e si parla che la serie venga acquistata da un canale via cavo), Bryan Fuller non si lascia certo intimorire e confeziona un episodio a regala d’arte. Infatti i  sotterfugi del dottor Lecter continuano, mentre l’FBI sembra brancolare nel buio. Tutto l’episodio è incentrato sulla ricerca di questo misterioso squartatore che, dopo anni, è tornato in attività. Jack e Will però non immaginano minimamente  che le indagini conducono verso il dottor Hannibal.

    Il carismatico psicologo/serial killer, incurante di tutto,  non solo continua a preparare succulenti pranzetti a base di carne umana, ma muove ancora tutti i fili degli eventi. In Sorbet, spicca la presenza di Gillian Anderson nel ruolo della psicologa del dottor Lecter. Seppur per pochi minuti, la donna è l’unica che sospetta dell’oscuro passeggero del suo paziente. L’episodio in sé quindi è stato interessante, più disturbante rispetto ai precedenti e soprattutto si è dato ampio spazio alla figura del dottor Lecter, analizzando la sua contorta psiche e finalmente mettendo in disparte il caso della settimana. Sorbet quindi è l’episodio che mancava alla serie tv. Intenso e dalle mille sfaccettature, ora si può dire che Hannibal ha fatto breccia nel cuore dello spettatore. Peccato che tutto questo è arrivato troppo tardi, e forse ne pagheremo le conseguenze.

     
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    Nato e cresciuto in un piccolo centro vicino Napoli, Carlo fin da ragazzino, è rimasto sedotto dal mondo del cinema e dalle serie tv.  Lettore accanito di saghe fantasy (la sua preferita è Il Ciclo di Shannara), conosce a memoria le battute del film Marnie del grande Alfred Hitchcock; divoratore onnivoro di serie tv, è cresciuto tra la generazione di Beverly Hills e quella di Dawson's Creek anche se la sua serie tv preferita rimane Buffy. Adora tutto ciò che il regista JJ Abrams partorisce dalla sua mente, e vorrebbe essere il confidente di Steven Spielberg. Con una camera piena di gadget e DVD, Carlo si sente americano per adozione e coltiva il sogno di lavorare in una redazione giornalistica, ma soprattutto di  andar via dal piccolo centro dove vive per poter rincorrere il suo ormai più che ventennale sogno nel cassetto.