Dopo aver fatto quasi mambassa di Emmy  Awards, Homeland torna su Showtime con il primo episodio della seconda stagione, “The Smile”. L’episodio, diretto da Michael Cuesta, non solo è riuscito a battere gli ascolti ottenuti con l’episodio pilota, ma anche il record del primo episodio della seconda stagione più visto su Showtime, con ben 1.7 milioni di telespettatori.

L’episodio si apre con Carrie impegnata nell’orto della sorella a raccogliere delle verdure, mentre in sottofondo udiamo la voce di un giornalista che ci racconta gli ultimi avvenimenti sul fronte mediorientale: il governo israeliano ha bombardato cinque impianti nucleari iraniani con l’appoggio politico degli Stati Uniti, le cui ambasciate ora sono circondate da manifestanti arrabbiati. Nel corso di questa prima scena capiamo quanto sia cambiata la vita di Carrie, che adesso vive in casa della sorella ed insegna inglese in un corso serale; le dosi dei medicinale sono più forti e lei cerca, con grande sforzo, di non pensare a nulla che le ricordi i suoi giorni alla CIA.

Nel frattempo anche per Brody le cose sono cambiate: l’ex-marine è ora un deputato e, nella prima scena che lo vede protagonista, gli viene offerta dal Vice Presidente Walden la candidatura per ricoprire il suo ruolo in caso di vittoria alle elezioni presidenziali.

L’episodio si accende verso il quarto d’ora, quando Carrie riceve una chiamata da Saul che la prega di aiutarlo. È evidente quanto lei sia turbata dalla richiesta e spaventata all’idea di riaprire una ferita ancora così dolorosa, ma l’amicizia che la lega a lui la convince a parlare con Estes per essere messa a parte del problema. Una vecchia fonte di Carrie, vista l’ultima volta a Beirut nel 2005, dichiara di avere delle informazioni su un attacco contro gli USA, ma vuole parlare solo con lei. Nonostante questo non significhi tornare a lavorare per la CIA, o forse proprio per questo, Carrie accetta e parte immediatamente. Tocca, ora, al personaggio di Brody di tenere alto l’interesse del pubblico: finalmente riappare la sua altra identità. Accettando un’inaspettata intervista nel suo ufficio, scopre di non avere davanti a sé una comune giornalista, ma un’“amica” di Abu Nazir. Visto il luogo in cui si trova, Brody è colto impreparato e assalito dall’ansia: è una trappola o la donna dice la verità? Dissipati i suoi dubbi e ascoltato il compito affidatogli da Nazir, Brody si rende conto che aver ucciso il suo vecchio amico Tom Walker e cercare di influenzare i legislatori non sono azioni che bastano a dimostrare in chi è riposta la sua fiducia: dovrà procurarsi le indicazioni di possibili obiettivi terroristici, informazione nascoste nella cassaforte dell’ufficio di Estes.

Prima che Brody e Carrie compiano la loro “missione”, c’è un altro evento che regala al pubblico dei momenti di ansia e suspense. Dana, durante la riunione dei Quaccheri nella sua nuova scuola privata, frequentata da altri figli di politici, si lascia sfuggire che suo padre è musulmano, ma per fortuna l’assurdità della cosa fa pensare a tutti che si tratti di uno scherzo. Non ci saranno conseguenze negative per la figura pubblica di Brody, ma questo incidente porterà la moglie Jessica a scoprire il suo segreto.

È arrivato il momento di vedere come si sviluppano e si concludono i due compiti di Brody e Carrie, entrambi davanti ad un bivio della loro vita. Ognuna delle due mini-storie è mostrata isolata dall’altra per concentrare tutta l’attenzione del pubblico prima su uno e poi sull’altro personaggio. La suspense è creata in modo efficace dal montaggio sia nel caso di Brody, dove le immagini nell’ufficio sono alternate con quelle del contrattempo che tiene lontano Estes, sia nel caso di Carrie, dove l’inseguimento per le strade e nel mercato di Beirut cattura lo spettatore che si chiede non solo se Carrie riuscirà a non farsi prendere, ma anche come lei reagirà a quest’ondata di stress e adrenalina.

Con “The Smile” sembra che Homeland non ci deluderà nemmeno in questa stagione.