Inizialmente il suo era un ruolo minore, ma il personaggio interpretato da Rupert Friend in Homeland, cioè l’assassino con un cuore Peter Quinn, è diventato uno dei principali della serie grazie alla sua interpretazione. Quinn è entrato in scena nella seconda stagione, con la missione di sradicare la minaccia del terrorista e traditore Nicholas Brody (Damien Lewis). Ma con la morte di Brody alla fine della terza stagione, si supponeva che anche Quinn sarebbe uscito di scena. Invece è diventato uno dei personaggi principali nella quarta stagione, instaurando un rapporto altalenante con Carrie Mathison (Claire Danes). Homeland è la prima serie tv a cui Rupert Friend ha preso parte, dopo aver lavorato al cinema in film come The Young Victoria e Orgoglio e Pregiudizio. L’attore descrive questa sfida come “una curva di apprendimento decisamente netta, perché ho capito che non sapevo nulla”. La quinta stagione è avvolta da un certo mistero e anche Friend è all’oscuro di ciò che accadrà. “Non ci danno anticipazioni sulla nuova stagione”, afferma. “Tutto viene definito per filo e per segno”.

 

Homeland 4×11All’inizio Quinn era un personaggio secondario. Che cosa pensi a proposito della sua evoluzione?
In realtà, si tratta di un percorso piuttosto naturale. Quando ho ottenuto la parte avevo una scena, non ho ricevuto ulteriori informazioni al riguardo fino a quando sono andato in North Carolina. Mi sono stabilito lì, ho telefonato alla produzione: “Dovrei prendere un appartamento? Dovrei comprare un’auto o noleggiarne una? Dovrò stare qui una settimana o un anno?”. Nessuna risposta precisa. Era tutto molto segreto, proprio nello stile della serie. Mi dicevano “Ti ci abituerai”. Non avevo mai lavorato in tv. Quando lavori al cinema, ricevi il copione ed è la versione definitiva. Le riprese si basano su quello. Magari ci sarà qualche modifica, ma in linea di massima sai cosa ti aspetta. Quindi per me era meglio ricordare che non sapevo niente e che dovevo cercare di essere flessibile e abituarmi alla cosa.

Avevi qualche preoccupazione sul tuo personaggio dopo la morte di Brody? Il cast sapeva che la serie non sarebbe terminata?
Non so come funziona con le altre serie tv, ma con Homeland si cerca di tenere il pubblico all’oscuro di tutto, così come il cast, a dire il vero. Non c’è un periodo di consultazioni. Purtroppo non conosco il loro processo di elaborazione. Se dovessi azzardare un’ipotesi, credo che volessero fare un reboot e rinnovare tutta la serie, eliminando la relazione Carrie/Brody come aspetto principale, ma realizzando un thriller spionistico, focalizzato sull’arte dello spionaggio, che è la direzione attuale della serie. Di certo quello che stiamo girando adesso è una sorta di rifacimento.

Homeland 4x10A proposito di relazioni altalenanti, cosa ne pensi del rapporto contrastato di Quinn e Carrie alla fine della scorsa stagione?
Credo che sia stato molto interessante vedere questo tipo tosto – che, come abbiamo visto, è violento, ha difficoltà a controllare gli istinti violenti e mostra una certa insensibilità – mostrarsi più aperto nei confronti di qualcuno, pur in minima parte, e ricevere anche un leggero rifiuto. Voglio dire, se aspettiamo una telefonata e la persona in questione non ci richiama, non penso che saremmo sul piede di guerra. Credo che sia un aspetto molto importante del personaggio, perché lui non è abituato o pronto a rinnovare dimostrazioni di intimità o vulnerabilità, se l’esito non lo soddisfa al cento per cento. E oggettivamente è proprio questo il caso. È ciò che ho percepito come lettore della sceneggiatura, al di là del fatto che interpreto il personaggio.

Qual è la sfida principale nell’interpretare Quinn?
Entrare nella mente di una persona affetta da disturbo post-traumatico da stress. Non ho mai vissuto la guerra in prima persona e non mi permetterei mai di pensare di essere in grado di capire pienamente gli orrori di un’esperienza del genere. Quindi la sfida è tentare di esplorare con l’immaginazione il modo in cui una persona rimane profondamente segnata, non fisicamente, ma emotivamente.

Homeland 4x11-1Subito dopo esserti diplomato all’accademia di recitazione, hai lavorato al fianco di John Malkovich e Johnny Depp in The Libertine. Com’è stata quell’esperienza?
È stato come trovare lo straordinario biglietto d’oro nella tavoletta di cioccolato ne La Fabbrica di Cioccolato. La Webber Douglas, l’accademia che ho frequentato, e la maggior parte delle accademie britanniche non sono incentrate sulla recitazione per lo schermo. Credo che abbiamo dedicato un solo pomeriggio a questa tecnica. Prima di quel momento non avevo mai visto una cinepresa. Non sapevo niente di continuità, rotazione e cose del genere. Per me era tutto nuovo e a me piacciono le novità. Quell’esperienza è stata una grande avventura, ma anche una scuola. La maggior parte delle mie scene erano con questi attori strepitosi, John e Johnny, ma anche Samantha Morton.

Alla fine dell’anno uscirà Hitman: Agent 47, in cui reciti nuovamente nella parte di un assassino.
Ciò che non viene mostrato suscita sempre il mio interesse. Così quando interpreti un personaggio apparentemente “cattivo”, ti chiedi quale sia il suo lato buono, e viceversa. In questo caso ero attratto dall’idea di interpretare qualcuno che appare perfetto, una perfetta macchina da guerra, che porta a termine la sua missione, considerando al tempo stesso quale fosse il lato più umano del personaggio.

Qual è la tua scena preferita di Homeland?
Ho visto soltanto la prima stagione. Mi è piaciuta la scena di Saul sul tappeto. Ho sempre pensato che fosse un momento molto umano e autentico. In tv non vediamo mai scene di persone che vanno al bagno o mangiano, mentre questi piccoli momenti umani a porte chiuse mi interessano molto. Quella scena era meravigliosa, mi ha trasmesso tante cose senza alcuna parola. Mi piacciono scene di questo tipo.