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House of Cards 2×07 recensione dell’episodio con Kevin Spacey

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La settima puntata di House of Cards fa luce sul potere dei soldi. Nelle precedenti puntate abbiamo visto il potere di una carica pubblica, di come prende sostanza in un bel completo in doppio petto e come si cela di apparenze dopo essersi decorato con una grande oratoria. In questo episodio Frank sentirà mancare l’aria nei polmoni, quando il rubinetto che permette tanto lusso e sfarzo comincia a chiudersi lasciando solo piccole gocce.

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Chapter 20 farcisce la narrazione di ulteriori sviluppi e intrighi mostrando soprattutto gli angoli bui che allo spettatore e ai coniugi Underwood erano passati in secondo piano. Chi fa da padrone è lo spot, inserito anche ad inizio puntata, che viene diffuso in scala nazionale e con svariate ripetizioni, per screditare il Presidente Walker (Michael Gill) e la sua delegazione, in previsione delle elezioni di metà mandato. A Frank (Kevin Spacey) serviranno pochi istanti per capire che dietro la propaganda si nasconde Raymond Tusk (Gerald McRaney), che non accetta di essere scavalcato dalla “politica” del Congresso e dimostra al vicepresidente cosa alimenta il palazzo del potere: la corruzione e un offerta più alta. Nel poco tempo che ha a disposizione, Frank stabilisce dei piani sia con Feng (Terry Chen) che con Lanagin (Gil Birmingham), e se il primo si mostrerà conciliante per un eventuale trattativa il secondo sarà rigido e insolente nei suoi riguardi, tanto da scatenargli un insolita rabbia negli ultimi minuti dell’episodio.
Ma l’episodio non è solo fatto solo di vicende, una delle chiavi dello show sono le relazioni tra personaggi e in questa puntata abbiamo visto numerosi schemi. Il più importante è quello a cui fa capo Remy (Mahershala Ali): da una parte si scopre finalmente che Grayson (Derek Cecil) lavora per lui e ha il compito di trovare tutti “gli scheletri” degli Underwood. Dall’altra parte, seduce e conquista, con un gran successo, Jackie (Molly Parker) in maniera tale da avere orecchie e occhi nella Casa Bianca per conto di Tusk. Ma il gioco che coinvolge Claire (Robin Wright) è meno politico e porta più risultati, poiché i continui sussurri nelle orecchie della First Lady (Joanna Going) cominciano a dare i primi bisticci nella coppia presidenziale di cui Frank raccoglie il malcontento ottenendo una certa intimità nel rapporto con il presidente che fa guadagnare sempre più terreno all’ex capo del congresso.

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Un episodio che ritorna ad essere circondato dal suo ritmo interno, enfatizzato dalla carica dei cambi di scena e da dialoghi che aiutano a rendere particolarmente significativo ogni momento. Difatti, viene mostrato finalmente il rovescio della politica, il potere economico, di come aiuti il bipolarismo e influisca nella scelta di voto, diventando così, un tema attuale e contemporaneo che mostra la malleabilità dell’odierna politica.

Stefania Buccinnà
Sono un appassionata di Cinema e Serie televisive americane, motivo per cui mi sono iscritta all'università e mi sono laureata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo Digitale presso l'università La Sapienza in Roma dove ho conseguito anche un Master di Primo Livello in Montaggio Video e Audio. Amo costruire strutture per immagini e scrivo per piacere, pensando che le due cose sono molto simili ma con grammatiche diverse. In fondo per me, scrivere una frase è come mettere insieme una scena.
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