Abilità precognitive, ambientazione ultrafuturista, un grande interrogativo etico. Questi gli elementi base che fecero di Minority Report (Steven Spielberg, 2002) un grande film: tre fratelli, i precogs, capaci non solo di prevedere omicidi ma anche di identificarne il colpevole, vengono tenuti prigionieri nel dipartimento precrimine, una struttura altamente tecnlogizzata che “scarica” le visioni direttamente dalla mente dei precogs. Lo scopo è prevenire il crimine prima che sia commesso e condannare l’intenzione del futuro criminale. Ambientato nel 2050, il film vedeva protagonista Tom Cruise nei panni del capitano dell’Unità Precrimine della polizia di Washington, un dipartimento che era però basato su un sistema con due problemi, uno di natura tecnica e l’altro di natura etica. Il sistema aveva un minimo margine d’errore (appunto, il Minority Report – rapporto di minoranza) e il fatto di porre, con la propria esistenza, una questione etica di notevole peso: è moralmente giusto punire qualcuno prima che possa compiere il gesto che condurrebbe alla punizione? Una “falla”, questa, con la quale si troverà a fare i conti proprio il più strenuo difensore della Precrimine, appunto John Anderton, nel momento in cui i precog prevedono un omicidio di cui egli stesso è colpevole.

 

minority-report-foxIl film riscosse un notevole successo e numerosi riconoscimenti: tre Saturn Awards ( Miglior regia, Miglior sceneggiatura e miglior attrice non protagonista, Samantha Morton), due Critics’ Choice Movie Awards (Miglior compositore, John Williams; miglior regista); tre Empire Awards (Miglior attore, Tom Cruise; Miglior attrice britannica, Samantha Morton; miglior regista); e un Hollywood Film Awards ancora a Steven Spielberg per la regia.
Per la FOX, la serie basata sul film del 2002 sarebbe il terzo tentativo con lo Sci-fi e, si spera, quello buono, dopo le fallimentari avventure di Fire Flies e Almost Human.
Concepito come un sequel, a giudicare dalle premesse, la serie giocherà soprattutto la carta della spettacolarità, mentre darà meno peso alla questione etica che si poneva al centro del film: il dipartimento precrimine e il “processo all’intenzione”. Ideata da Max Borenstein (Godzilla), la serie è ambientata nel 2065: il dipartimento precrimine è chiuso ormai da più di dieci anni e i precogs sono stati quindi liberati. Tuttavia uno di loro, Dash (Stark Sands), non riuscendo a convivere con il tormento delle sue visioni frammentarie, decide di ritornare a collaborare con la polizia per impedire gli omicidi di cui viene a conoscenza. Inizia così la collaborazione con la detective Lara Vega (Meagan Good). Dalle anticipazioni trapelate, per il momenti si ha notizia di un unico interprete del film che tornerà nei panni del suo personaggio, e cioè Wally (Daniel London), l’incaricato alla custodia dei precog che si rimetterà in contatto con Dash per aiutarlo a costruirsi una nuova identità.

La versione seriale di Minority Report si annuncia come un procedural, con casi singoli da risolvere con al centro – secondo le dichiarazioni dello stesso Borenstein – l’idea della vulnerabilità della tecnologia, che rischia di essere “hackerata” in qualsiasi istante  e la componente “paranormale”. Quest’ultima ripresa già dalla serie della CBS, Person of Interest, ispirata dichiaratamente al film di Spielberg e alla sua origine letteraria, The Minority Report di Philip K. Dick.
In più la serie si ripromette di approfondire i personaggi dei tre fratelli, di interrogarsi su cosa significhi essere un precog e essere dunque privati della propria vita a beneficio di qualcosa di più grande, del bene comune.
Delle premesse, insomma, che non ci fanno proprio saltare dalla proverbiale sedia, ma alle quali diamo il beneficio del dubbio poiché, dopotutto, c’è pur sempre lo zampino di Spielberg tra i produttori esecutivi.

https://www.youtube.com/watch?v=_fLl-DMzxrk

Minority Report sarà trasmessa dalla FOX a partire dal 21 settembre 2015.