The Newsroom 1X03 – recensione

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La terza puntata di The Newsroom, parla di politica e principalmente del Tea Party. il movimento politico schierato a favore del mercato libero, con orientamenti che toccano sia la frangia conservatrice che quella liberale. Questo movimento è emerso nel 2009 e lo show è ambientato nel 2010, quindi il nuovo the News Night con il nuovo Will decidono di abbandonare i toni “placebo” dell’informazione e andare a scavare in questo “movimento” troppo ampio per non essere definito partito politico.

La puntata inizia già con una sorta di tensione che si avverte sin dalle prime inquadrature e con la voice over dello speaker che inizia a parlare sin dal nero dopo la sigla, il suo è l’usuale conto alla rovescia per l’edizione della sera e i rallenty sulla cabina di regia raccordati a inquadrature dalla redazione, aumentano il clima di attesa che il montaggio di Ron Rosen ha preparato per i primi 8 minuti di show. Will è seduto al suo posto è ascolta la dichiarazione che fece nel 2004 Richard Clarke, ex coordinatore dell’anti terrorismo, chiedendo pubblicamente scusa per quanto avvenuto l’11 settembre. Will prende lo spunto per un monologo di circa cinque minuti, il montaggio è di tipo concettuale e perciò punteggia con stacchi che sono al servizio delle parole e che indicano i momenti della diretta, quello che succede parallelamente nella regia e quello che è successo durante l’ideazione e la condivisione coi suoi collaboratori.

Il resto della puntata, diretta nuovamente da Greg Mottola, prende il largo gradualmente cominciando con la proposta del Tea Party di Will e Mackenzie a Charlie che di nuovo ci porterà in un ulteriore compressione del tempo poiché vedremo diverse edizioni che vanno dall’ 8 maggio 2010 al 31 agosto 2010 il tutto sottolineato dagli ospiti, da domande e con il  sarcasmo e le opinioni personali di Will, saranno tutte frasi ad effetto che servono da raccordo per introdurre il tema successivo. Si arriva verso la fine della puntata, con la notte del 20 novembre 2010, elezioni del 112° congresso (da cui prende il nome la puntata) in cui Will e gli altri collaboratori della rete ACN commenteranno i risultati elettorali. In tutto questo clima di verità e di vera informazione, non c’è l’idillio poiché Will ha citato e attaccato personaggi “intoccabili” per le strategie economiche dell’impresa e a ogni puntata Charlie non ha riferito a Will che Leona, direttore della rete, non ama questa nuova linea editoriale e quindi Will ignaro rischia il licenziamento se non ritorna immediatamente a fare “informazione”, la scoperta che reazioni porterà?

Puntata nettamente più incisiva e graffiante rispetto alla seconda con spunti interessanti di approfondimento nel sistema delle lobby statunitensi. Nel mondo reale giornali quali Newsweek definisce lo show «maschilista», il The Guardian «moralista» e il Time «compiaciuta»,  che lo show tenti di fare la stesso servizio di Will?
Alla settimana prossima.