Lasciare che il suo nuovo amore e la sua nuova vita prendano il sopravvento, o tornare nel 1945 e riabbracciare quel Frank Randall che la sta ancora aspettando? L’impossibilità materiale di raggiungere le pietre magiche di Craigh Na Dun ha rinviato a lungo il momento della scelta di Claire, ma adesso , tutti i nodi vengono al pettine nell’undicesimo episodio di Outlander, intitolato The Devil’s Mark, che vede la nostra protagonista schiacciata in una situazione apparentemente senza uscita insieme alla rossa e misteriosa Geillis Duncan.

 
 Arrestate per stregoneria con la complicità dell’odiosa Laoghaire, le due donne vengono sbattute in cella e in fine trascinate addirittura in tribunale, vittime di un processo che ha già deciso la loro condanna; in loro difesa interviene l’avvocato New Gowan, che cerca compatibilmente con la gretta mentalità del tempo di tirare fuori dai guai le prigioniere.

Complice l’intervento di una Laoghaire decisa a riprendersi Jamie e l’incontenibile ignoranza dell’epoca, una testimonianza dopo l’altra sembra che per Claire e Geillis non ci sia alcuna speranza: l’intraprendenza di Claire e la sua modernità vengono scambiate per arti demoniache, in una società che chiamava le donne ad essere dimesse e ubbidienti in un mondo governato dagli uomini.

Nonostante la diffidenza iniziale, sembra che Claire e Geillis non siano unite soltanto dal triste destino che sembra attenderle: dopo aver compreso di non poter far più nulla per salvare sé stessa e consapevole che Dougal non sarebbe mai venuto a salvarla, la bella rossa decide di fare un gesto estremo per salvare la vita dell’amica, lasciandole in eredità una verità sconvolgente.

Pur con la consapevolezza di un esito scontato, l’episodio tiene alta la tensione per tutta la sua durata e porta avanti il suo dramma processuale vecchio stile con la drammaticità necessaria, fino all’epilogo che mette la nostra eroina alle strette costringendola a decidere del suo futuro una volta per tutte: se il timore che anche Jamie Fraser nascondesse un lato oscuro viene facilmente spazzato via dalla sua irrealistica comprensione per la situazione particolare di Claire, ci viene quasi da sorridere nel sentire pronunciare il nome di Frank ( ormai completamente assente a ragione della mancanza di flashback) dopo tanto tempo; con una conclusione degna di un romanzo d’altri tempi, Outlander conferma la sua tendenza a mescolare i generi e a condurre la sua partita con determinazione, usando grazia e semplicità come sue armi predilette.outlander

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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .