Patrick Melrose e David Nicholls: lo scrittore inglese racconta la serie

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Patrick Melrose

In occasione della seconda tappa del Road to FeST (prima dell’avvio al Festival delle serie Tv in programma dall’11 al 14 ottobre presso Santeria Social Club a Milano) è stata presentata l’anteprima italiana di Patrick Melrose, la nuova serie Tv che vede Benedict Cumberbatch come protagonista e produttore esecutivo.

La nuova produzione SHOWTIME e Sky, tratta dalla saga de I Melrose, il ciclo di racconti semi autobiografici di Edward St.Aubyn (edito in Italia da Neri Pozza, che per l’occasione lancia per la prima volta l’edizione integrale che contiene tutti e cinque i romanzi: Non importa, Cattive notizie, Speranza, Latte materno, Lieto fine) è firmata da David Nicholls (Un giorno, Le domande di Brian). L’anteprima delle serie tv targata Sky ha visto la presenza, oltre che degli ideatori del Festival delle serie tv Marina Pierri e Giorgio Viaro e il direttore di Sky Atlantic, Antonio Visca, anche la partecipazione dello scrittore inglese, David Nicholls.

Da scrittore, adattare romanzi altrui, soprattutto racconti semi autobiografici, è un lavoro piuttosto impegnativo. “Nasce una soggezione, perché bisogna adattare i romanzi di uno scrittore che si stima e poi fargli del male perché, inevitabilmente, qualcosa bisogna tagliare”. Dopo l’incontro con lo scrittore dei romanzi sono passati cinque anni perché “ho voluto fare il trattamento dei libri”.

Patrick MelroseInfatti, le cinque puntate delle serie sono ambientate ognuna in una decade diversa della travagliata vita di Patrick Melrose, un tossicodipendente che si trova a dover fare i conti con l’improvvisa perdita del padre, protagonista dei ricordi più traumatici della sua infanzia. La crudeltà è il tema centrale di questa serie che dal personaggio principale tocca a raggiera i personaggi vicini. Ma parlare della crudeltà in quanto tale “è poco se presa da sola, diventa essenziale in una storia di redenzione, diventare parte del racconto”.

David Nicholls è diventato famoso ai più grazie al suo romanzo Un giorno, diventato poi, nel 2011 quel One Day diretto da Lone Scherfig e interpretato da Anne Hathaway e Jim Sturgess (film del quale Nicholls curò la sceneggiatura). Nei cinque romanzi di St.Aubyn, l’asse di tempo è limitato: ad esempio il primo romanzo si sviluppa lungo una giornata. E forse è anche questo che ha attirato Nicholls a trattare questa serie di romanzi “credo sia affascinante e narrativamente originale”. Inoltre “gli episodi non si spiegano da soli, ci sono dei buchi nella storia, momenti di sobrietà”. Momenti dedicati interamente allo spettatore e alla sua immaginazione.

Dagli anni ’60 in Francia alle notti psichedeliche della New York degli anni ’80, fino alla Gran Bretagna dei primi anni 2000, la storia mostrerà Patrick, perso nella sua dipendenza, cercare una via per la redenzione, per provare a riconquistare quella voglia di vivere che gli era stata portata via quando era solo un bambino.

Ma quando si deve adattare dei romanzi altrui e parlare di crudeltà, la situazione non è proprio facile: la libertà autoriale è pressoché negata e si sviluppa un senso di responsabilità verso gli spettatori (ma anche verso gli attori che devono interpretare certi personaggi). Non solo responsabilità ma anche “sensibilità perché vi sono persone reali che lo interpretano e lo vedono. Quindi la crudeltà diventa meno esplicita che nel libro” e questo avviene per diversi motivi, di cui uno importante: non c’è bisogno di mostrare direttamente. Si è scelto cosa non far vedere e cosa far evocare tramite immagini, si è dato “il giusto peso per non essere espliciti”.