Person of interest 1X02 – recensione

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    La detective Carter indaga su un delitto: ancora una volta è coinvolto il “gentiluomo in abito elegante”. Lo stesso che lei ha conosciuto come barbone, ma che in realtà ha un passato da agente CIA. L’imputato, infatti, continua a collaborare con Finch. Ora la Macchina ha rilevato un nuovo numero, quello di una quindicenne: Theresa Whitaker. Che però risulta essere morta 2 anni prima. Reese si chiede legittimamente se stiano cercando un fantasma. E Fantasmi (Ghosts) è appunto il titolo dell’episodio.

    Un filmato ci riporta al 2002: Finch sta dicendo ad un vecchio socio di dover ‘insegnare’ alla Macchina come esaminare gli innumerevoli dati che rileva, in modo da selezionare solo le minacce terroristiche. Per metterla a punto ci vorranno anni.

    Torniamo al presente. Pare che Theresa sia stata uccisa con tutta la famiglia durante una gita in barca. Dopo aver sparato a moglie e figli, il padre si è suicidato. Il cadavere della ragazzina è l’unico a non essere mai stato ritrovato. Se la Macchina ha segnalato il suo numero, deve essere ancora viva. Ma se è ancora viva, non lo sarà per molto. Reese si precipita da Fusco, il poliziotto corrotto che si è scelto come informatore, ricattandolo. Quindi rintraccia un amico della ragazza, e tramite lui, Theresa, che però riesce a scappare.

    Intanto John ha cercato informazioni anche su Finch, troppo misterioso per i suoi gusti: il miliardario lavora come semplice impiegato per la compagnia che lui stesso possiede. Comunque i due sono convinti che lo sterminio dei Whitaker sia opera di un professionista, ora in carcere. Il tizio dice a Reese che non voleva uccidere la ragazzina; avrebbe finito il lavoro solo se qualcuno fosse venuto a sapere che era ancora viva. Evidentemente il mandante ha ingaggiato qualcun altro. E infatti il sicario si prepara ad eliminarla, ma interviene Reese, che ha la meglio. Si guadagna la fiducia della ragazza e la porta al sicuro. Non si è mai fatta viva coi parenti perché non si fida dello zio. È stato il padre stesso, prima di morire, a dirle che era colpa di suo fratello Derek. Reese va a verificare direttamente alla fonte. Derek ammette che si trattava di una storia di soldi e investimenti immobiliari fatti dal fratello. Theresa, unica erede, rischia d’intralciare gli affari.

    Altro flashback. 2007. Il partner di Finch è furioso: ha scoperto che la Macchina segnala anche potenziali crimini ‘domestici’, Finch lo sapeva, ma non ha fatto niente. Lui si difende: lo scopo era identificare eventuali minacce terroristiche. Tutto il resto è “irrilevante”. Comunque ha appena creato un software per cancellare i dati ‘minori’, così non dovranno più preoccuparsene. In fondo loro non hanno costruito la Macchina “per salvare qualcuno”, ma “per salvare tutti”.

    Il sicario intanto ha intercettato Theresa. La situazione si mette male. Ma arriva Reese. E risolve tutto. Contatta la detective Carter per proporle un incontro. Lei non vede l’ora, e organizza un’imboscata sul luogo stabilito, ma al posto di John trova Theresa. La ragazzina non è di grande aiuto. Quando arriva la zia, la detective le osserva abbracciarsi e il suo sguardo si addolcisce. Forse il ‘suo uomo’ non è quello che crede. Forse ha fatto male i conti. Sicuramente Reese ha fatto male i suoi. Torna in ufficio da Finch, che però è stato ‘licenziato’. John deve aver calcato troppo la mano e Finch ha preso provvedimenti. Eccolo che esce dalla sede della compagnia. Nell’atrio c’è un busto che raffigura il suo vecchio partner. Sotto, una targa: “In memoria del fondatore. 1962-2010”.

     
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    Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...