Person of interest 1X12 – recensione

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    Per la detective Carter, Reese non è più soltanto “un uomo alto con un completo elegante”: adesso finalmente ha un volto, un volto pulito e riconoscibile; niente a che vedere con il barbone in cui si era imbattuta la prima volta.

    È arrivato il momento di incontrarlo personalmente, davanti a un caffè, per capire come funziona il ‘lavoro’; da dove ottengono le informazioni John e il suo ‘socio’; perché hanno scelto lei. Inutile dire che Reese è piuttosto evasivo nelle risposte: si limita a sottolineare l’integrità morale della detective – conditio sine qua non – e i vantaggi personali che lui stesso trarrà dall’averla nella squadra (ovvero, considerarla un’alleata e non più una nemica). Prima di andarsene, Reese le lascia un bigliettino con un nome, Andrea Gutierrez. Si tratta di una ragazza che fa l’avvocato, un nuovo numero, un nuovo caso. Non c’è tempo da perdere e, ora che la Carter si è unita al team, anche lei dovrà dare il suo contributo. Non le serve sapere altro. Come non le serve sapere che anche Fusco fa parte della squadra. John, infatti, è convinto che il modo migliore per tenere al sicuro i due poliziotti sia fornirgli solo le informazioni strettamente necessarie, e la loro rispettiva collaborazione coi nostri eroi non rientra fra queste. Fusco, però, è sempre più diffidente nei confronti della collega, che ultimamente sembra comportarsi in modo strano – per non dire sospetto – e non esita a mettere in guardia Reese.

    Il poliziotto corrotto assoldato da John dietro ricatto si sta rivelando essere un complice modello… Ma c’è un caso che aspetta: l’avvocato Gutierrez forse è in pericolo e  loro dovranno fare di tutto per scoprire cosa sta per accadere. Si comincia coi pedinamenti e le intercettazioni di routine, per poi prendere la situazione di petto quando John finge di essere un cliente della giovane legale, in cerca di aiuto per far causa al suo ‘capo’. Sapendo bene che Finch ascolta ogni conversazione in diretta, Reese risponde alle domande della Gutierrez descrivendo il capo con gran dovizia di particolari: “un manipolatore”, “un uomo misterioso”, “ricco e solitario”, che potrebbe essere tranquillamente definito “un tipo eccentrico”. A buon intenditor poche parole! Del resto, Finch è il primo a non smentirsi, soprattutto adesso che ha fatto la sua comparsa un tale Will, ragazzo che lui sembra conoscere molto bene. Presto si scoprirà che si tratta del figlio del suo partner, Nathan, morto anni prima in un “tragico incidente”. A Reese non è dato sapere niente di tutto ciò: per questo si mette a tallonare il suo ‘capo’, scatta foto dei suoi incontri con Will, fa ricerche su internet. Per poi giungere alla conclusione che sia meglio affidare a Fusco la delicata missione.

    Quanto al caso Gutierrez, non c’è da dubitare che, malgrado tutta una serie di ostacoli, il bene trionferà ancora una volta. I nostri possono ritenersi soddisfatti. Anche se, a dire la verità, Finch ha una spina nel fianco: inaspettatamente, Will si è messo a scartabellare fra le migliaia di documenti appartenuti al padre, scoprendo che ci sono delle incongruenze; soprattutto, non si spiega come mai Nathan abbia venduto il suo misterioso ‘lavoro’ al governo degli Stati Uniti a un dollaro soltanto. La faccenda merita ulteriori indagini.

     
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    Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...