Person of interest 1X16 – recensione

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Finora abbiamo avuto modo di conoscere le straordinarie abilità informatiche di Finch: in fondo, la Macchina l’ha inventata lui, la tecnologia è il suo pane quotidiano. Eppure Harold nasconde altre doti… quelle di sarto. Vedere per credere. Lo troviamo alle prese con un nuovo abito per Reese: è vero che John, malgrado la sua attività piuttosto ‘frenetica’, è sempre impeccabile nell’abbigliamento (per lungo tempo la detective Carter lo ha conosciuto solo come “l’uomo con un completo elegante”), ma per Wall Street ci vuole di più. Ed ecco che Finch sistema spilli e orli con invidiabile maestria.

La Mecca della finanza è, infatti, il teatro del loro nuovo caso, essendo il ‘numero’ segnalato quello di un giovane broker, Adam Saunders, dipendente di una prestigiosa compagnia, per la quale si occupa di investire i soldi delle banche, tanti soldi. Come fare per agganciare l’obiettivo? Be’, Finch ha qualche dollaro da parte e Reese fingerà di essere il suo ‘mediatore’ presso la compagnia di Adam. Al momento il broker è impegnato in un affare bello grosso, legato alle vicissitudini giudiziarie della Virtanen, l’azienda farmaceutica che i nostri eroi – con l’aiuto della bella Zoe – avevano inchiodato per quel medicinale altamente nocivo (1×06).

Il primo tentativo di John di clonare il cellulare di Adam fallisce: forse qualcun altro lo tiene già sotto controllo. Poco male: Finch non si fa certo scoraggiare, ma non è un buon segno se Adam viene intercettato da terzi. La Macchina deve aver visto giusto, come sempre, e la prova non si fa attendere troppo: dopo una serata in giro per locali insieme ad Adam, Reese si trova a salvargli la vita in quello che solo all’apparenza può sembrare un comune incidente d’auto – cui il giovane, peraltro, non presta molta attenzione. Finch, invece, ne ha prestata, eccome, alla montagna di contanti nascosti dentro scatole da scarpe nella casa del broker, che di segreti ne ha parecchi. John, pedinandolo, lo ha sorpreso in atteggiamenti inequivocabili col suo capo, Sydney, e un’altra serie di accurate ricerche ha rivelato che, tempo prima, la commissione di sicurezza per l’insider trading aveva messo sotto torchio Adam quale testimone per una faccenda riguardante la compagnia.

Il giovane aveva dichiarato di non sapere nulla, ma l’investigatore assegnato al caso continua a sospettare di lui e non lo molla. La situazione si complica. Quando poi Reese si trova a sventare un secondo tentativo di omicidio, è costretto ad esporsi definitivamente col ragazzo. Qualcuno voleva far sembrare la morte di Adam un suicidio: quel qualcuno ha già ucciso Sydeny, facendo in modo che tutti gli indizi puntassero a lui, l’amante segreto. John decide quindi di condurlo nel posto che ritiene più sicuro: il covo dei barboni dove lui stesso si è rifugiato in passato quando era ‘in difficoltà’. La Carter, intanto, si occupa dell’assassinio di Sydney, ben consapevole che al caso stanno già ‘lavorando’ i suoi amici. In poche parole, Adam aveva previsto un tracollo finanziario legato all’imminente verdetto sul processo all’azienda farmaceutica, e ha cercato di impedire che accadesse il peggio. C’è, però, chi ha degli interessi privati nell’affare e non può permettere che Adam gli rovini la piazza. Alla fine la giustizia riuscirà a fare il suo corso, ma la Carter capisce che dietro alla manovra appena fallita ci deve essere qualcun altro, un soggetto potente rimasto nell’ombra… una loro vecchia conoscenza, Elias.