The River 1X04 – recensione

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Prosegue senza sosta l’incessante serie di sventure che attanaglia i protagonisti di The River, serie tv giunta ora al suo quarto episodio. Dopo aver lasciato i nostri eroi in balìa della cecità dovuta all’ennesima maledizione scagliata su di loro, li ritroviamo ora guariti e pronti a scoprire nuovi, terrificanti indizi che possano far luce sulla sempre più misteriosa ricerca del Dottor Emmet Cole; in questo episodio il gruppo si imbatterà (finalmente, è il caso di dire) in Jonas Beckett, un membro dell’equipaggio della spedizione dispersa capitanata dal Dottor Cole, un ritrovamento potenzialmente risolutivo ma che, c’era da aspettarselo, si rivelerà essere più “problematico” del previsto.

Le critiche mosse ai precedenti episodi, che sembravano indulgere forse troppo su di una serie di eventi negativi e casuali, ponendo i personaggi di fronte ad insidie sì affascinanti ma anche sempre più forzate, possono essere associate anche a questo quarto appuntamento, ma con un importante eccezione: avremo il piacere di scoprire infatti interessanti sfaccettature chiaroscurali nel personaggio del Dottor Cole, costretto a compiere un azione ai danni di un membro del suo gruppo, un’azione dai risvolti davvero intensi. Si temeva difatti che la serie continuasse a proporci, maledizione dopo maledizione, un semplice susseguirsi di brutte situazioni scollegate tra loro, perdendo di vista quella che è sicuramente la trama portante, ovvero la ricerca di Emmet; tuttavia questo episodio pare essere l’inizio di un percorso in cui gli sceneggiatori ci condurranno in modo meno dispersivo nelle profondità sia della Boiuna (la zona maledetta del Rio delle amazzoni in cui si trovano i protagonisti) sia nella mente del Dottore che, siamo sicuri, ci riserverà segreti sempre più torbidi. A livello stilistico, l’onnipresenza dell’ideatore della serie Oren Peli si fa sentire pesantemente, influenzando un taglio registico forse non elegantissimo e un po’ gratuito, ma sicuramente affascinante e non privo di ottime intuizioni. I personaggi, pericolosamente poco abbozzati nelle puntate precedenti, cominciano finalmente ad essere gestiti meglio e ad acquisire una loro identità precisa, grazie ai numerosissimi flashback temporali di cui tutta la serie è disseminata; alcuni difetti tipici di questo serial tuttavia permangono, come ad esempio uno snocciolarsi spesso troppo rapido degli eventi che genera, in alcuni frangenti, un ritmo fin troppo sostenuto, per non parlare di qualche effetto digitale poco convincente. Discrete invece le prove attoriali, aspetto che promette di migliorare ulteriormente vista l’interessante piega che gli eventi sembrano aver preso.

Questo A Better man comincia a portare avanti la “quest” principale in maniera abbastanza convincente e affascinante, dopo tre episodi precedenti ben fatti si, ma anche molto dispersivi, facendo imboccare (almeno così pare) la giusta strada ad una serie tv dall’ottimo potenziale, evocativa, inquietante e ricca d’atmosfera.