Sandokan: la tigre della Malesia torna a ruggire al Fiction Fest 2015

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Era il 1976 quando Sergio Sollima faceva viaggiare gli spettatori italiani, direttamente dal loro appartamento, verso luoghi lontani e sconosciuti. Bastava tenere il televisore acceso e aspettare il richiamo di Sandokan, urlato da voci che sembravano arrivare direttamente dalle terre della Malesia. Il regista romano aveva tirato fuori dal romanzo di Emilio Salgari uno show che sembrava un incantesimo: la cura nella scelta degli attori, la ricerca della verosimiglianza, il lavoro impeccabile della troupe tutta e la magnifica colonna sonora dei fratelli De Angelis (6 milioni di copie nel mondo), diedero vita alla fiction italiana più famosa di tutti i tempi.

Il Roma Fiction Fest, kermesse capitolina dedicata al mondo seriale, ha permesso la reunion del cast di Sandokan in omaggio a Sergio Sollima, scomparso all’età di 94 anni, lo scorso luglio. Alla presenza di Stefano e Samanta Sollima, Carole Andrè (la bellissima Perla di Labuan), Guido e Maurizio De Angelis, Andrea Giordana (sir Fitzgerald) e Kabir Bedi, il pubblico romano ha avuto la possibilità di scoprire i dietro le quinte di Sandokan, attraverso i ricordi dei protagonisti.

Stefano Sollima si è detto in pieno accordo con la scelta di ‘Sandokan’ per omaggiare suo padre. Un prodotto di grande intrattenimento che contiene in sè – ha detto – un’idea coraggiosa e rivoluzionaria per l’epoca nella ricerca esasperata del realismo. Un grandissimo prodotto di intrattenimento, che è anche una serie colta e allo stesso tempo popolare in cui Sergio ha riversato il suo amore per l’avventura, per il genere senza compromessi e il suo impegno politico di uomo di sinistra, che racconta un eroe impegnato nella lotta al colonialismo. Un esempio della televisione che dovremmo ancora oggi fare, una grande produzione che è partita dall’italia e che ha lasciato liberi i suoi creatori.

Per Kabir Bedi, l’incontro con Sollima è stato determinante. Lui, protagonista di uno dei più grandi eventi della televisione italiana ha fatto parte, come egli stesso ha detto, di un’opera d’arte che ha dato più gioia a più italiani per un numero di decenni di gran lunga superiore a qualsiasi altro prodotto realizzato. Ha stabilito nuovi standard tecnici, cose che fino a quel momento non si erano mai viste nella tv italiana. Emilio Salgari è stato uno dei più grandi scrittori di fiction italiana e ciononostante – ricorda l’attore – è morto senza un centesimo perché nel corso della sua vita il suo talento e il suo valore non sono stati compresi. Sebbene sia diventato popolare solo dopo la morte, l’eredità che ha lasciato è andata avanti grazie alla visione di Sergio Sollima, che ha creato qualcosa di monumentale nella tv italiana. Per lui, Kabir Bedi, l’incontro di queste grandi personalità è stato l’inizio di una carriera internazionale. Bedi è stato infatti il primo attore di Bollywood ad avere una carriera di così ampio respiro ed è curioso come il suo destino si sia perfettamente incastrato a quello della produzione di Sandokan, che per i casting aveva organizzato un tour di ben 10 città asiatiche. Sebbene il tour sia stato rispettato – racconta Bedi – lui fu il primo attore che videro nella prima città e, sebbene ne fossero piuttosto convinti, Sergio fu deciso a continuare a cercare il miglior protagonista in circolazione.

Componente importantissima della fiction fu il suo tema che contribuì a fargli girare il mondo e, ancor oggi, è vivissimo nella memoria degli spettatori.

Guido e Maurizio De Angelis ricordano le iniziali difficoltà, soprattutto da parte dei dirigenti RAI, di accettare la musica creata da loro. In particolare Goffredo Lombardo, storico produttore e fondatore della Titanus, profetizzò «Sarà l’insuccesso della serie!!!». Sinistra previsione che fu lieto di ritirare dopo la prima messa in onda dello sceneggiato.

Un omaggio necessario e un incontro nostalgico con la Televisione Italiana di 40 anni fa, in cui regnava incontrastato il trionfo del cinema di genere di qualità e, quindi, Sandokan, «l’eroe che è in tutti noi», come il suo stesso interprete lo ha ricordato.

 
 
Dalila Orefice
Studentessa di Arti e Scienze dello Spettacolo con una passione per Harry Potter che sfiora i limiti del patologico. Il sogno di una vita? Carta, penna e un buon film.
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