sherlock- mindpalace-1024x576Certi personaggi di finzione riescono ad essere sé stessi solo rimanendo immutabili, altri trovano la forza di rischiare affidando alla clemenza del pubblico una diversa versione della storia, altrettanto degna di essere raccontata: che il cuore della terza serie di Sherlock fosse un’indagine a tutto tondo sull’incredibile evoluzione del suo protagonista era ormai evidente, ma His Last Vow ha definitivamente confermato quanto il percorso dell’Uomo sia sempre stato molto più interessante e straordinario di quello del Detective. La ricetta è quella di Steven Moffat, noto per i suoi devastanti e imprevedibili plot twist e qui destinato a superarsi in un estenuante scalata psicologica ed emotiva che svela tutte le debolezze dei giocatori, lasciandoli soli e crudelmente scoperti di fronte ai propri demoni.

Chi sentiva la mancanza di una maggiore fedeltà al Canone troverà pane per i suoi denti: con le giuste strizzate d’occhio alla modernità e maggiore ricchezza d’intreccio, lo scontro con Charles Augustus Magnussen (Milverton sulla carta), magnate della stampa che avvelena le vite altrui usando le pagine delle rotocalchi come una lama affilata, viene ripreso in modo quasi speculare e trova in Lars Mikkelsen un villain talmente viscido e repellente da non meritare, a differenza dell’iconico Moriarty, il prezioso rispetto di Holmes.

sherlock-magnussenMentre i grandi Blockbuster inseguono cliffhanger da serie tv, Sherlock è la prova di come per un prodotto pensato per il piccolo schermo sia sempre più facile raggiungere il grande cinema, diventando fra blandi riferimenti all’Inception di Nolan e persino a Citizen Kane (REDBEARD) uno spettacolo indimenticabile: non è la prima volta che ci viene dato accesso al famigerato Mind Palace Holmesiano, ma mai avevamo visto uno Sherlock così vulnerabile e stremato aprirci le porte sugli abissi più profondi della sua coscienza, aggrapparsi a felici ricordi d’infanzia per trovare conforto e in fine lasciarsi quasi sopraffare, nel fallito tentativo di controllare le sue ormai fortissime emozioni, da un desiderio di morte che si porti via tutto il dolore e la sofferenza e che era sempre rimasto lì, rinchiuso in una cella insieme alle sue peggiori paure; uno Sherlock che accettata finalmente la sua umanità si fa piccolo e indifeso come un bambino, costretto a cadere e a lottare per rialzarsi con le unghie e con i denti, stavolta senza trucchi e senza inganni, guidato solo da un’amicizia che si rivela più forte di tutto.

La prova rabbiosa di Benedict Cumberbatch è da far tremare i polsi, ma Martin Freeman non è da meno riuscendo a urlare la disperazione di John, carattere complesso e contraddittorio tanto quanto Sherlock, in un unico devastante sguardo di biasimo.

Sherlock-His-last-vow-3016285La scelta di stemperare la tensione drammatica dell’episodio con un finale ironico e spiazzante è un bluff ben costruito e del tutto in sintonia con l’ironia spietata di Moffat, ma non la cosa più importante: ciò che conta è che il gioco non è ancora finito e che Sherlock Holmes e John Watson sono ancora qui, trasformati e resi migliori dalla loro indistruttibile amicizia, pronti a uscire di nuovo dalle pagine di Doyle e a riprendere la partita.

 
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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .