Supergirl 2x11

Compromesso. È questo il riassunto di Supergirl 2×11, episodio intitolato The Martian Chronicles. La sintassi della puntata settimana è ben divisa tra azione e ragionamento, un compromesso – per l’appunto – che in Supergirl non vedevamo da tanto tempo, a sfavore di una narrativa a volte decisamente prevedibile e scarna.

Supergirl 2×11 recensione

M’gann (Sharon Leal) aveva spiazzato tutti, sul finale della 2×10, annunciando l’arrivo dei Marziani Bianchi sulla Terra in cerca di vendetta nei suoi confronti. Questi ultimi non si sono fatti attendere ma, più che il loro arrivo, colpisce molto il cambio di posizione da parte di J’onn (David Harewood): il Marziano Verde, avverso nei precedenti episodi rispetto alla sua quasi parirazza, ci sorprende con un atteggiamento protettivo non indifferente. La varietà delle scene in cui ci viene mostrato ammorbidisce i toni dell’episodio, risultando confortante e di buona qualità. Sull’altro fronte, Kara (Melissa Benoist) pecca leggermente di fragilità. Combattuta, come ovvio, con sua sorella Alex (Chyler Leigh), ci riporta agli inizi quando Supergirl non era altro se non una super eroina in erba – ancora preda delle insicurezze. Come se non bastasse, l’approfondimento sulla semi-storia con Mon’El (Chris Wood) sta finalmente prendendo piede in una caratterizzazione particolare, suggestiva. Coinvolge, dopo tutto. Persino la battaglia marziana è una messa in scena ottima, di trasporto, animata a mestiere per una visione tutta scoppiettante. Che sia finalmente superato il confine della mediocrità di inizio mid season?

Supergirl 2×11 torna a far breccia nei piaceri di chi in questo show ci aveva creduto, nonostante la prima stagione piuttosto deludente. Gli alti e bassi, caratterizzati da qualche indecisione registica di troppo, vengono spazzati pian piano via da una ripresa lenta, eppure efficace. Quello che colpisce di The Martian Chronicles è il modo in cui l’azione viene spezzata nei ritmi: aggressione e sentimento vengono mescolati alla perfezione. Colpisce al cuore il modo in cui Kara e Alex sono legate, i dialoghi appagano il desiderio dello spettatore di non vedere fine tra il bene delle due – anche se leggermente distaccati e brevi, in alcuni punti. Puntare, inoltre, la luce su un feeling tutto marziano è decisamente un colpo di genio; J’onn e M’gann, sebbene distanti per il sangue che dovrebbe accomunarli e tenerli lontani al contempo, riescono a instaurare un rapporto a metà tra quell’amore platonico e il bene incontrastato che non guasta mai vedere. La battaglia con il Marziano Bianco, per di più, è messa in scena a doc. Ottimi risultati, finalmente.