Supergirl 2×20 recensione dell’episodio con Mehcad Brooks

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Siamo ormai in dirittura d’arrivo con la seconda stagione di Supergirl, due soli episodi ci dividono dal termine delle avventure con la ragazza d’acciaio. Sembra però che gli scenari siano ancora tutti aperti: Supergirl 2×20, intitolato City of Lost Children, ci accompagna nel grande salto di qualità finalmente compiuto da James e, forse, nel piccolo passo indietro mosso da Mon-El. Dopo aver ripreso il lavoro di reporter alla CatCo Media, Kara (Melissa Benoist) affronta un periodo di grande serenità: lo avevamo particolarmente apprezzato dopo le banali decisioni passate di farci passare questa Supergirl per la supereroina standard, in lotta con se stessa e il con il peso del mondo sulle proprie spalle. E’ sempre stato questo uno dei punti di forza dello show, lasciare alla protagonista il tempo di diventare matura, con più sbagli lungo il percorso. Questo però non inficia sulle diatribe che si vengono a creare con Maggie (Floriana Lima), intollerante nei confronti della kryptoniana quando si tratta di intervenire in affari che la polizia di National City potrebbe svolgere da sola. L’episodio 2×20, però, ci catapulta finalmente in una delle questioni più a lungo tralasciate e mal raccontate della stagione: James Olsen (Mehcad Brooks), il Guardiano, avrà il suo momento di gloria? Quello che più risaltava all’occhio era il fatto che l’inserimento di Guardian all’interno di Supergirl potesse essere semplicemente una ostinazione nel dare risalto al miglior amico di Superman, buttato a caso in mezzo alla mischia, ora finalmente risollevatosi dopo aver trovato il suo scopo. Coinvolge il modo di raccontare il cambiamento del fotografo e direttore della CatCo, oramai pronto a dare un senso alla sua tuta e al suo scudo, grazie alla geniale motivazione di essere proprio lui in prima persona a salvare la giornata con la famiglia di alieni telecinetici. E se James trova finalmente la gloria, lo stesso non si può dire di Mon-El (Chris Wood), di nuovo faccia a faccia con Rhea (Teri Hatcher), Regina di Daxam e madre spregevole.

Quando il piano di Rhea è pronto e il portale finalmente attivato a spese di Lena (Katie McGrath), Mon-El non impedisce ai sentimenti di risparmiare la villain definitiva di questa seconda stagione di Supergirl. Non c’è più rimedio all’assalto daxamita su National City e il mondo intero, la flotta ha ormai superato il confine, e mentre tutti si chiedono che fine farà la Terra – quello che più ci commuove è come il Principe di Daxam riesca a mantenere intatta la sua “umanità”. Mon-El non è l’alieno stupido e ostile di inizio stagione, ha finalmente capito i suoi limiti e soprattutto, come James, ha uno scopo. Non è un omicida. Lasciare in vita la madre lo consacra a vera rivelazione di questo show – ormai quasi al termine della stagione – purtroppo troppe volte divenuto noioso e prevedibile. Questa astuta mossa fa si che non resti altro se non aspettare la fine, con gli ultimi due episodi e il fiato sospeso.