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The Newsroom 2×07 – Recensione

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Rebecca cerca di mettere insieme gli ultimi pezzi degli eventi che portano alla decisione di mandare in onda lo speciale promosso da Jerry sull’operazione Genoa, dopo aver sottolineato le dinamiche ora vengono fuori gli errori che sono stati fatti durante la ricostruzione della vicenda che minaccia di rovinare per sempre “News Night”.

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L’intera puntata è strutturata da una perfetta sceneggiatura scritta da Aaron Sorkin, in cui vediamo in una prima fase preparatoria le dinamiche dell’impostazione della storia, assistiamo all’ennesimo intenso montaggio ritmato dalle battute e da continui flashback, che ci costruiscono l’ultima parte dell’operazione e le varie riunioni che si sono tenute per consolidare la storia.
Superati i quindici minuti preparatori in cui il pubblico, ormai è a conoscenza di tutti i risvolti, si procede con la messa in onda della storia, dove si innesca una naturale tensione emotiva grazie alla regia di Anthony Hemingway e al montaggio di Ron Rosen, che ci restituiscono tutti i dubbi e le ansie senza forzare alcun esito o finale sui volti dell’intera redazione.
Da metà puntata nascono i primi dubbi sulla veridicità della storia e di conseguenza sull’effettiva motivazione di dare questa notizia al pubblico, Serve per la grandezza a cui aspira Charlie? Per la popolarità che vuole Will? Per le forzature che spingono Mac? Tutto viene fuori come se il punto di vista individuale sia stato il problema, a differenza delle altre storie qui non c’è alcun lavoro collettivo per “dare” la notizia ma un approccio per “fare” notizia, che porta proprio al problema del giornalismo americano moderno.
L’episodio avendo quasi tutte le caratteristiche della penna di Sorkin; incorporare scene, fare parallelismi, il continuo alternarsi di deposizioni e realtà, è una scrittura che non accetta per struttura tutto ciò che tende a spingerci al di fuori della storia, per cui l’attacco a Benghazi del 10 settembre la ripicca della fonte di Charlie, fa perdere forza anche se restituisce un contesto più dettagliato. Mentre sarebbe stato più congeniale sviluppare la scena tra Mac e Jerry in ascensore dove lui viene licenziato per aver manipolato l’informazione.
Inoltre, quando si pensa che la puntata sia arrivata alla sua naturale fine, gli ultimi cinque minuti con Leona (Jane Fonda) completano il perfetto scenario. Può risultare poco realistico ma indubbiamente è coerente nell’orgoglio del personaggio e motiva le scelte della dirigente della ACN.
In questa puntata eccellono gli attori, solidi e strutturarti riescono ad esplorare e scavare nelle emozioni dei loro personaggi anche quando non ci sono dialoghi a sostenere i sensi di colpa o i dubbi. Molto belle sono le scene di Don (Thomas Sadoski) e quelle di Will (Jeff Daniels) e Mac (Emily Mortimer) in cui il loro rapporto tra anchorman e produttore tocca il punto più profondo in tutta la serie.

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La bellezza dell’episodio Red Team III risiede nella capacità di innescare nello spettatore emozioni forti quali l’ansia e la tensione senza farli sentire forzati da una musica o da una scelta estetica. Aaron Sorkin ha progettato questo percorso sin dalla prima puntata rendendo l’episodio perfetto nella costruzione e nella credibilità dei fatti con la finzione; perciò, coinvolge, entusiasma e sorprende nei punti giusti lasciando lo spettatore con un racconto esauriente ed emozionante.

Stefania Buccinnà
Sono un appassionata di Cinema e Serie televisive americane, motivo per cui mi sono iscritta all'università e mi sono laureata in Saperi e Tecniche dello Spettacolo Digitale presso l'università La Sapienza in Roma dove ho conseguito anche un Master di Primo Livello in Montaggio Video e Audio. Amo costruire strutture per immagini e scrivo per piacere, pensando che le due cose sono molto simili ma con grammatiche diverse. In fondo per me, scrivere una frase è come mettere insieme una scena.
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