The Red Road 1×03 recensione dell’episodio con Jason Momoa

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    Tre uomini incappucciati fanno irruzione in un ospedale armati di asce e fucili da paintball. Uno di loro è sicuramente Phillip (Jason Momoa), che si trova li per arraffare quanti più possibili medicinali per il padre drogato. Fra di loro però c’è anche Junior, ormai compagno di malefatte di suo fratello maggiore, e sempre più affascinato dalla sua figura. Comincia così il terzo episodio di The Red Road, con una improbabile rapina che è lo specchio di una puntata che non fa certo dell’attendibilità il suo punto di forza.

    the-red-road-1x03-2Sky Van Der Veen (Lisa Bonnet) sta manifestando fuori della stazione di polizia chiedendo quale sia il valore che la polizia dà “ai nostri figli”. Pochissimo, se dovesse rispondere l’agente Harold Jenssen (Martin Henderson), impegnato sempre di più nel nascondere a tutti la colpevolezza della moglie Jean (Julianne Nicholson) riguardo all’incidente da lei commesso. Jean si trova infatti in un ospedale psichiatrico e le cure alla quali si sta sottoponendo le fanno mano a mano ritrovare la lucidità e i ricordi. Tutte cose che il marito vuole evitare per non finire nei guai per aver coperto le prove. Intanto Phillip manda Junior, insieme a Rachel, a prendere una pistola da suo padre (Tom Sizemore) in cambio dei medicinali che avevano rubato. Rachel nel frattempo, dopo aver discusso proprio con il fidanzato sulla sua nuova “carriera criminale” e sulla inevitabile caduta del loro rapporto nella situazione della madre, scopre a casa di suo nonno delle registrazioni riguardanti il fratello di Jean che gettano nuova luce sui motivi della sua morte. Nuovi indizi anche per quanto riguarda la scomparsa del ragazzo avvenuta nella prima puntata, che sembrano risalire proprio a Phillip.

    the-red-road-1x03Un episodio che, tolto quelle poche suggestioni riguardanti il misterioso passato del fratello di Jean e il carattere sempre più ambiguo di Harold e di Junior, compie l’ennesimo passo indietro e continua a non convincere soprattutto sul piano della verosimiglianza dei personaggi. E in una serie che fa dell’aderenza alla realtà il suo punto di forza, se è proprio la credibilità delle storie e delle situazioni raccontate a venire meno, allora qualcosa non quadra. Rachel che ad esempio trova per puro caso le registrazioni del gemello della madre in preda ad una crisi mistica. Tutta la sequenza tracotante di cliché della consegna della pistola a Junior da parte del padre di Phillip. Il manifesto attaccato da Harold alla porta di casa di Phillip con la scritta “Io so“, che fa tanto “So quello che hai fatto l’estate scorsa”. Ci auguriamo che nelle prossime tre puntate la serie si concentri maggiormente sul passato delle famiglie Jenssen e Kopus e dare in questo modo più spessore e più profondità a dei personaggi che, se si esclude quello di Momoa, suscitano per il momento scarsissimo interesse.