The Tomorrow People 1×02 – Recensione

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    L’episodio di questa settimana ci offre una serie di spunti interessanti che vale la pena analizzare. Tutto ruota intorno a dei concetti basilari, iniziamo con umanità. Le numerosissime serie di matrice soprannaturale a cui ci hanno abituato in questi anni hanno distorto, e non poco, l’idea che si può avere di questo concetto. Per un vampiro può voler dire semplicemente tornare umano, per altri è la compassione, l’altruismo; per altri ancora è la fragilità, ciò che ci rende vulnerabili. Qualunque cosa sia, è fondamentale e ci rende ciò che siamo.

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    Stephen (Robbie Amell) è un ragazzo confuso, ancora alla ricerca della sua identità, della sua strada e dei suoi obiettivi; questo episodio lo ha messo alla prova e lo ha costretto a confrontarsi con i vari aspetti della sua paradossale adolescenza.
    Ora sa di non essere solo, che ci sono ragazzi come lui lì fuori, e sa anche che per proteggerli e allo stesso tempo ritrovare suo padre deve lavorare fianco a fianco col nemico, Jedikiah (Mark Pellegrino). I Tomorrow People però sono riluttanti e non vogliono che il più dotato di loro si trasformi in un freddo e spietato membro dell’esercito degli Ultra, così lo mettono in guardia. Trovandosi tra due fuochi Stephen è talmente coinvolto dalla situazione che perde di vista una componente essenziale della sua vita, la sua famiglia. In questa battaglia in nome dell’umanità, in cui sia gli Ultra che i “ragazzi del domani” si sentono in dovere di salvare il mondo, di essere gli eroi, tutti hanno in realtà dimenticato cosa significhi davvero essere umani. Ciò che non permette a Stephen di perdersi in questo limbo è proprio ciò che lo rende ancora umano, è la sua famiglia; sua madre e suo fratello sono la sua umanità. Forte di questa consapevolezza continua a lavorare tra gli Ultra al fianco del suo supervisore, l’agente Voughn (Carter MacIntyre), con il quale trova un altro “ragazzo speciale” e decide di aiutarlo.
    L’operazione non va esattamente come previsto e Stephen si rende conto di essere stato magari troppo affrettato nella scelta del nuovo lavoro. A questo punto, visto di cosa sono veramente capaci i soldati di Jed, chiede aiuto agli altri ragazzi.

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    Proprio qui entra in gioco un altro concetto, il coraggio. Jhon (Luke Mitchell) e gli altri hanno paura di perdere tutto quello per cui hanno lottato; paura di morire o peggio, di perdere le persone che amano. Stephen fa leva su suo padre, sul ricordo che loro hanno di lui per spronarli, ma c’è troppo da perdere. Non esiste paura che non derivi da un dolore come non esiste coraggio che non derivi dalla paura. Infine il terzo concetto, la fiducia. Venendo allo scoperto, Jhon e gli altri si fidano di Stephen, capiscono che in gioco c’è ben più del futuro degli altri ragazzi, c’è quello che li rende diversi dai soldati di Jed, quello che ancora li rende umani, e scelgono di combattere al suo fianco.