the_white_queen

 

S01E07-POISON-AND-MALMSEY-WINE-the-white-queen-bbc-35122554-595-396“We are not young anymore”, aveva sentenziato nello scorso episodio un freddo e ormai stanco Edward(Max Irons) quando la moglie Elizabeth(Rebecca Ferguson), spinta dal dolore per la morte del suo bambino a poche ore dalla nascita, gli aveva chiesto il perché del suo tradimento con Lady Jane Shore: anche se il make up non sembra venire particolarmente in aiuto dei personaggi, in The White Queen il tempo corre vertiginosamente e senza concederci respiro, stringendo sempre di più il cerchio intorno ai protagonisti e indirizzandoli sul sentiero che la storia, crudele e spietata e ingiusta com’è spesso suo costume, ha già tracciato per loro.

Quasi a sottolineare come il rapporto fra Edward e Elizabeth si sia incrinato nascita dopo nascita, è proprio con l’arrivo del piccolo Richard, ultimo erede della Casa di York, che si apre l’ottavo episodio della serie: oppresso dal peso della corona e dai tanti anni di guerra, Edward non è più l’aitante giovane che aveva voluto rischiare tutto per sposarsi per amore ma un capo scostante e svuotato, che attende l’arrivo del suo ultimo nato ubriacandosi fra le braccia delle sue cortigiane e progettando di riconquistare i territori francesi perduti dal vecchio re Lancaster Enrico VI; il disprezzo di George di Clarence( David Oakes) e di Richard di Gloucester(Aneurin Barnard), costretto per la prima volta a osservare da vicino l’inettitudine del fratello è inevitabile, ma la prospettiva della conquista francese è fin troppo allettante per non essere sfruttata a dovere soprattutto per il Mezzano dei fratelli di York, che persa ogni speranza di diventare re e privo di un erede maschio spera di poter diventare vassallo dei nuovi territori in caso di vittoria.

david oakes_the white queenLa campagna francese si rivela però un inutile farsa quando Edward tradisce ogni aspettativa cercando una rapida pace con re Luigi: per Richard, sopportare la presenza di un re senza onore è quasi impossibile, ma la delusione di George ha effetti a dir poco devastanti: convinto che sia lui che la moglie Isabel(Eleanor Tomlinson) siano stati maledetti dalla strega Elizabeth( nella versione firmata da Philippa Gregory, il nostro non ha effettivamente tutti i torti), il Duca di Clarence perde letteralmente il senno quando la moglie muore di febbre puerperale dopo aver dato alla luce il maschio tanto atteso e come un giullare di corte incoronato dalla sua stessa follia approfitta della festa in maschera per i quindici anni del Regno per ribellarsi apertamente al fratello maggiore e rinfacciargli ogni ipocrisia: dopo la scoperta di un complotto segreto con il re di Francia, la sorte di George è ormai segnata e a nulla valgono le urla disperate della Duchessa Cecily, costretta a veder sacrificare il suo figlio prediletto per proteggere la corona ma soprattutto la reputazione di Elizabeth.

Dopo le morti violente di William Hamleigh e Juan Borgia, David Oakes ha acquisito una notevole esperienza nell’accompagnare degnamente i suoi sgradevoli personaggi fino all’ultimo respiro, ma la tragedia di George, giustiziato secondo la leggenda per annegamento in una botte di Malvasia come da sua richiesta gli concede l’opportunità di regalarci una prova da brivido.

the white queen richard anneLo sguardo truce di Richard annuncia che la pace non resisterà a lungo, ma come già accaduto in passato il punto di forza dell’episodio resta l’attenzione rivolta alle tre donne attraverso il cui punto di vista la Gregory filtra gli eventi della Guerra delle Due Rose: se nonostante le rimostranze della madre Anne Neville(Faye Marsay) sembra aver trovato finalmente la pace grazie al matrimonio con l’amato Richard e alla nascita del figlio Edward, la ruota del destino sembra comunque girare a favore di Margaret Beaufort(Amanda Hale), entrata nelle grazie della regina dopo aver miracolosamente salvato la vita del neonato principe Richard tenendolo fra le sue braccia.

Non v’è dubbio che la tentazione di stringere le sue mani sulla piccola testolina dell’infante attraversi per un attimo la mente della Signora della Rosa Rossa, ma l’amore materno verso quel figlio che le era stato impedito di crescere ha in fine il sopravvento portando Margaret a risparmiare il bambino e a diventare quindi Dama favorita di Elizabeth: contro ogni previsione, mossa da lacrime sincere Lady Beaufort finisce persino per unirsi in preghiera insieme alla Regina Bianca, dopo un’accorata confessione da madre a madre su quanto sia grande la sofferenza per la separazione dal suo Henry.

Resa fragile e allo stesso tempo inossidabile da una maternità che può realizzarsi solo lottando strenuamente per difendere gli interessi del figlio, Margaret è un’eroina tenace le cui contraddizioni risultato sempre più affascinanti e comprensibili agli occhi degli spettatori: addossarle la responsabilità di pregare per la caduta dei ben 5 eredi che precedono Henry nel diritto alla successione è stata forse una scelta poco leale da parte degli autori, ma se la regina Elizabeth può scagliare le sue maledizioni Margaret può allora affidarsi alla fede per difendere la Causa dei Lancaster e continuare ad essere egualmente un personaggio straordinario grazie alla grandissima performance di Amanda Hale e anche alla presenza col neo marito Lord Stanley/Rupert Graves, deliziosa e simpatica canaglia tanto quanto la sua sposa.

Con un settimo episodio avvincente, tesissimo fino alla fine e splendidamente recitato e costruito, a poche settimane dalla sua conclusione The White Queen si prepara a un gran finale dove fazioni e schieramenti prediletti dal pubblico verranno drammaticamente messi alla prova: con premesse di questa portata, andare a Bosworth Field sarà durissima.

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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .