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the white queen_rupert graves“Treason! treason!”
: sarebbero state queste e non le celeberrime e leggendarie “A Horse, a horse, My Kingdom for a Horse!” di Shakespeareana memoria le ultime parole di Riccardo III, la prova definitiva che il tanto vituperato ultimo sovrano degli York avrebbe combattuto per difendere la sua corona con onore e coraggio, non come un vigliacco disposto a barattare qualsiasi cosa pur di portare a casa la pelle; dopo 10 episodi che fra alti e bassi ci hanno guidato attraverso i retroscena dell’eterna rivalità fra i Lancaster e gli York, The White Queen ci saluta con un’efficace cartolina dalla battaglia di Bosworth Field, combattuta proprio il 22 agosto 1485 e destinata a mettere la parola fine all’interminabile conflitto fra le due Casate.

Dopo la misteriosa sparizione dei Principi nella Torre, le cose sembrano andare sempre peggio per Richard(Aneurin Barnard) e Anne(Faye Marsay): già costretta a sopportare la presenza a corte delle due figlie di Elizabeth Woodville(Rebecca Ferguson), l’attuale regina si sente tradita e sopraffatta quando vede il marito corteggiare apertamente la giovane Elizabeth di York(Freya Mavor), decisa ad accettare le sue attenzioni e a rompere il fidanzamento con Henry Tudor.

Abituati agli intrighi di Game of Thrones e dei Borgia, l’idea di una relazione fra zio e nipote non dovrebbe apparirci tanto sconvolgente e scandalosa, ma se Elizabeth Woodville può sorridere serenamente alla prospettiva di vedere la figlia futura regina e il casato degli York vittorioso è davvero difficile superare lo sdegno nel vedere la giovane insidiarsi sempre di più e senza alcun pudore fra Richard e Anne, compromettendo quanto avevamo raggiunto nelle scorse puntate e portando sullo schermo un’attrazione semplicemente sbagliata e inaccettabile; il fatto che Richard insista sul fatto che il suo comportamento sia niente altro che un’ultima, per quanto fallimentare, strategia politica, non è una consolazione sufficiente.

A dare il colpo di grazia alla coppia è però senza dubbio la scomparsa del fragile figlio Edward, morto fra le braccia dei genitori nonostante l’ordine estremo di tornare a respirare urlato da un disperato Richard: certa che sia stato proprio il marito ad aver fatto uccidere i principi e che sia pronto a rimpiazzarla quanto prima con la giovane Elizabeth, Anne muore nel suo letto ricongiungendosi alla sorella e al figlio lasciando Richard distrutto e in lacrime, finalmente conscio di quanto fosse improponibile il suo disegno di avvicinarsi alla giovane nipote.

Nel frattempo, un eclissi di sole dona a Margaret Beaufort(Amanda Hale) il segno definitivo del favore di Dio vero la causa del figlio, anche se nemmeno l’apparente consenso divino può di fatto permetterle di ignorare che senza il supporto delle truppe del marito Lord Stanley(Rupert Graves), deciso ad attendere l’esito della battaglia prima di scegliere da che parte stare, l’esercito di Henry non ha alcuna possibilità: quasi incapaci di riconoscersi dopo tanti anni di lontananza, madre e figlio si ritrovano la notte prima della battaglia per un ultimo abbraccio, consapevoli che il loro destino è appeso a un filo ma anche che in un modo o nell’altro la loro vita nell’esilio e nell’ombra giungerà presto al capolinea; anche Jasper Tudor, forse l’unico uomo che Margaret abbia mai veramente amato e al quale disperata chiede di fuggire via da morte certa con buona pace di ogni divina profezia, non è disposto a indietreggiare.

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La mattina della Battaglia di Bosworth, la tensione è palpabile mentre attendiamo con impazienza di sapere quale schieramento deciderà di abbracciare Lord Stanley: per evidenti

limiti di Budget a scendere in campo è giusto una manciata di soldati inseguiti da una camera a mano che tenta di stargli addosso il più a lungo possibile, ma la messa in scena riesce egualmente a fare il suo lavoro e a trascinarci nella mischia quando la decisione dell’uomo di sostenere Henry Tudor ci costringe a dire addio allo splendido Riccardo III di Aneurin Barnard, lasciandoci allo stesso tempo travolgere dall’entusiasmo non appena lo scontro volge a favore dell’ultimo erede dei Lancaster.

Dopo tante preghiere e speranze, sostenuta solo dalla sua cieca fede e dalla sua ostinata determinazione Margaret ha raggiunto in fine il suo scopo, rivendicando persino ciò che la sua perenne posizione di sudditanza alla volontà altrui le aveva sempre negato: il titolo stesso di Madre del Re dovrebbe essere già motivo d’orgoglio, ma è chiaro che per la nostra eroina assume il significato di una vera e propria ascesa a quel trono che non avrebbe mai potuto rivendicare per sè stessa.

Pur avendo il piacere di vedere Enrico VII indossare per la prima volta la corona raccolta dal campo di battaglia segnando così l’inizio alla dinastia che avrebbe dato i natali ai celeberrimi Enrico VIII ed Elisabetta I, il finale di serie appare frettoloso e poco esaustivo nel suo volere concedere al trionfo della Regina della Rosa Rossa appena pochi minuti di screen time, negandoci oltretutto l’opportunità di assistere a un primo incontro fra Enrico VII e la sua promessa sposa Elizabeth ( avere Margaret come suocera è una posizione che non potremmo invidiare a nessuno).

the white queen_elisabeth woodvilleLa scelta di calare il sipario sulla Regina Bianca ( colei che a onor di titolo avrebbe dovuto essere la vera protagonista della serie) e la figlia non è però da biasimare, con una nuova Elizabeth pronta a salire sul trono e ad accompagnarci in un’altra era di intrighi, congiure e cospirazioni  destinati a insanguinare ancora una monarchia incapace di regalare al suo Regno pace e stabilità(chissà cosa avrebbe pensato la Pia Margaret della politica religiosa del delizioso nipotino Enrico VIII).

Lasciando gli appassionati del periodo Tudor al rewatch della copiosa produzione seriale e cinematografica loro dedicata( nonostante le speranze dei fan, che ci fosse in piano di andare avanti con un secondo ciclo era di fatto impossibile) The White Queen si chiude dopo una stagione che a dispetto delle pesanti increspature iniziali, di un budget che a lungo andare ha sempre più dimostrato i suoi limiti ( al massimo 3 cambi d’abito per ogni personaggio per coprire quasi 20 anni di storia)e di personaggi non sempre ben costruiti e del tutto riusciti, ha saputo comunque riaccendere l’interesse popolare per un periodo storico poco battuto come quello della Guerra delle Due Rose, restituendo anima e sensibilità a figure storicamente dimenticate o vituperate grazie a interpreti a volte tanto giovani quanto azzeccati: conoscere per la prima volta senza eccessivi machiavellici pregiudizi sua maestà Riccardo III è stato, in particolare, un onore che non speravamo di avere.

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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .