La sesta puntata di Touch (La sequenza di Amelia) avvolge le esistenze dei personaggi principali con tre storie – il rapimento di un bambino, la parabola di un venditore di immobili idealista, quella di una coppia di lesbiche sino-americane divise sull’idea di una gravidanza – che s’intersecano fino a trovare, come di consueto, conciliazione. Importante spazio è riservato in titolo ai personaggi principali, le cui azioni non possono naturalmente districarsi dalla complessiva imbastitura narrativa. Clea Hopkins cerca di ammorbidire Sheri Strepling (Roxana Russo), la direttrice dell’Istituto di cui è ospite Jake, in vista della valutazione finale del bambino e del suo rapporto con Martin. L’assistente sociale interpretata da Gugu Mbatha-Raw in questa puntata rivede dopo anni la madre (Carlease Burke), una senzatetto schizofrenica. La ricerca della donna da parte di Clea e Martin – la credono, a ragione, autrice del rapimento cui si è accennato – apre le porte a un tuffo nell’infanzia difficile, ma non priva di calore, trascorsa dalla Hopkins con la madre.

Novità anche sul fronte Arthur Teller. Lo studioso dimostra a Martin Bohm di essere in piena sintonia “numerica” con Jake, di comprenderne i segni, gli scopi. Chiede di incontrare il bambino ma Martin non è d’accordo: non vuole infatti rischiare di peggiorare le cose – si rammenterà, nella quinta puntata, l’assenza di papà Bohm, impegnato a lenire le angosce planetarie, di fronte ad alcuni esaminatori dei servizi sociali – in vista dell’imminente e definitivo verdetto sulla condizione di Jake. Teller non ci sta; usando un pass ricevuto in una precedente occasione, va da Jake all’istituto. Il bambino comunica con il professore tracciando quattro numeri con un pennello: 9, 7, 5 e 6. I primi tre guidano l’intreccio di azioni e sentimenti della puntata corrente, l’ultimo è interpretato da Teller come il successivo termine della sequenza che connette ogni cosa e ogni persona. Sheri, la direttrice, capisce che c’è un intruso e sguinzaglia gli inservienti contro il personaggio di Glover; questi, prima di essere bloccato e cacciato, si aggira nell’edificio imbattendosi nella fantasmatica apparizione di Amelia, una ragazzina dotata di poteri analoghi a quelli di Jake. Quando Teller raggiunge l’auto per allontanarsi, profondamente toccato dal contatto con il piccolo Bohm e dalla visione di Amelia, si accascia sul volante, senza vita. Poco dopo, Jake consegna al padre, che sta per dargli la buonanotte dopo un profondo e liberatorio colloquio con la Hopkins, il quaderno in cui annota continuamente sequenze di numeri. Evidenziate, balzano agli occhi di Martin quelle quattro cifre – 9, 7, 5 e 6 – già comunicate a Teller che, come già sappiamo, ha appena terminato la sua esperienza di vita terrestre a pochi metri da questa nuova e fondamentale investitura del personaggio di Sutherland.

Il punto più interessante su cui lavora questa puntata riguarda il rapporto tra i due Bohm. Viene da chiedersi se il progressivo affinamento della comunicazione tra Martin e Jake, il sempre più tenace e devoto sforzo del padre di mettersi al servizio di un figlio quasi divino, non giochi contro, invece che a favore, di un’eventuale e futura normalizzazione del rapporto. Significativo a tal proposito il sogno di Jake, miraggio di ordinarietà familiare, di semplice e incommensurabile amore tra un genitore e la sua più grande ricchezza.

La sequenza di Amelia vede morire, come spiegato, il professor Teller, pittoresco ma valido aiutante dei Bohm. Danny Glover si fa quindi da parte con un sacrificio che apre qualche buon spiraglio all’interno del megaviluppo narrativo di Touch, delle sue ambiziose spire numeriche che cercano insistentemente di strattonare lo spettatore, ripetendogli di continuo, in più modi, che “tutto è connesso” e che una manciata di cifre sta governando senza troppo spazio di manovra le vite d’ignari burattini. Forse, il difetto più evidente di questa serie è una sorta di costante desiderio di strappare un “oh!”, d’impressionare.